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SEGNALE D'ALLARME - Germano e la sua battaglia in VR


SEGNALE D'ALLARME - Germano e la sua battaglia in VR
All’interno della programmazione del Mercurio Festival di Palermo è stato presentato un progetto particolare, Segnale d’allarme – La Mia battaglia VR, che già all’interno delle Giornate degli Autori della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia del 2019 aveva suscitato interesse e curiosità.

Il Mercurio è un festival multidisciplinare la cui direzione è affidata alla comunità artistica palermitana, con un collettivo che varia la sua composizione ad ogni edizione: quest’anno si è scelto di proporre la trasposizione dello spettacolo teatrale La Mia battaglia diretto ed interpretato da Elio Germano. La performance è stata trasformata in un film della durata di ottanta minuti realizzato dall’attore stesso e da Omar Rashid, visionabile esclusivamente con i visori della Realtà Virtuale e una dotazione di cuffie per l’audio.
L’idea alla base di questo progetto è quella di trasportare lo spettatore - restando comodamente seduto in poltrona - all’interno del Teatro Spazio Tondelli di Riccione nel momento in cui Germano interpreta la pièce ed interagisce con il pubblico in sala; in questa maniera il parterre che fisicamente indossa i visori si sentirà immerso nell’opera teatrale e ne prenderà parte.

Rashid, durante la presentazione all’interno della Sala De Seta dei Cantieri Culturali alla Zisa, ha esortato il pubblico ad una totale immersione, che lo portasse a rispondere quando l’Elio virtuale poneva delle domande, ad urlare quando gli veniva richiesto e a ridere quando veniva provocato.
Ogni spettatore, seduto nella platea del teatro, era "accanto" al regista Rashid in un posto d’onore in prima fila, avendo quasi la sensazione di poter toccare Elio Germano ogni qualvolta si avvicinava al pubblico, e sentiva anche il calore e l’energia del pubblico virtuale, che si mischiava con quello che realmente gli era seduto accanto.

Segnale d’allarme è un estratto del monologo originale, costruito come un crescendo di emozioni particolari: come una matrioska, si pone l’obiettivo di essere un esperimento dentro ad un altro. Lo spettacolo infatti è una provocazione continua che tende all’inizio ad avvicinare lo spettatore conquistando la sua attenzione affrontando tematiche comuni alla nostra modernità, provando a lanciare un segnale d’allarme appunto, come l’ossessione per gli smartphone e i social, o il pensiero assolutista fomentato dalle informazioni deformate, per poi arrivare ad attuare lentamente un processo di manipolazione mentale.
Il gioco qui è evidente: criticare le tecnologie più avanzate, ma allo stesso tempo scegliere questo mezzo per promuovere lo spettacolo come arma nel tentativo di scuotere le coscienze. La Realtà Virtuale è stata scelta anche per poter replicare più volte La Mia Battaglia evitando di dover sottostare alle problematiche logistiche degli spazi teatrali.

Germano viene ripreso da sei obiettivi mentre scende dal palco, cammina tra la sedute, comunica animatamente con le persone e vi interagisce, riesce ad assumere pose plastiche ma allo stesso tempo è molto dinamico.
D’altronde il teatro per Germano costituisce un’importante parte della sua formazione attoriale: durante il liceo frequentò un corso teatrale presso la prestigiosa scuola Teatro Azione diretta da Isabella Del Bianco e Cristiano Censi, che gli fornirà le competenze giuste per affrontare anche il mondo del cinema.

Durante la visione il pubblico si sente vicino alle dichiarazioni dell’attore romano e coccolato dalla sua performance, si lascia andare e abbassa le sue difese, non accogendosi che la tematica principale si sposta lentamente verso quella politica, e in pariticolare verso una altamente cameratista e nazionalista: il monologo – si scoprirà soltanto dai titoli di coda – è tratto dalla traduzione italiana del Mein Kampf di Adolf Hitler.
In un’escalation di forti dichiarazioni, la verità verrà palesata nel finale quando l’attore comunicherà la creazione di un nuovo partito sostenuto dall’intero staff, e i colori della bandiera scelta, che viene spiegata mostrando quella del Terzo Reich.

Il pubblico ne esce frastornato e confuso, non solo per la distorsione dell’esperienza virtuale a 360 gradi, ma anche per la manomissione mentale che ha subito: è questo che desideravano i registi, un processo metateatrale ma al contempo metacinematografico, che (dis)turba le menti.

Giorgia Lodato

11/11/2020, 17:37