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Note di produzione de "La scienza infelice"


Note di produzione de
La scienza infelice è un discorso sul rapporto tra ricerca scientifica e esistenza umana, sull’uomo in quanto essere naturale e culturale, sul Positivismo, sulla scienza che cerca continuamente i propri limiti, li supera e ne cerca di nuovi (per questo sempre infelice, sic!), sulla bellezza e straordinarietà dell’essere umano. La scienza infelice è la scienza che sbaglia, che procede per errori continui, per approssimazioni, e che lentamente gratta e scarnifica la realtà; e che anche quando scopre qualcosa, cerca presto il nuovo limite da rompere, la nuova barriera da affrontare, cerca il nuovo sbaglio, la nuova ignoranza, il nuovo confine, così come cerca continuamente la falsificazione (popperiana) delle proprie teorie. La scienza infelice, lo è sempre perché sempre cerca il suo fallimento e il suo limite.
La scienza infelice è la grande scienza ottocentesca, del grande e lungo secolo. La scienza infelice è il fermento compulsivo catalogatorio e analitico che ha fondato nelle discipline madre della medicina, dell’anatomia e dei primi accenni di neurologia, la radice materiale di fenomeni complessi e sconosciuti, invisibili all’occhio. L’Ottocento non è solo il secolo degli errori di Lombroso, ma è anche il secolo degli errori del suo collega e competitor Giacomini, del rivale a distanza Nordau, di Freud. L’Ottocento è il secolo della grande scienza sui cui errori s’è potuta edificare - sulle spalle del gigante il nano - tutto lo sviluppo della neurologia e delle scienze cognitive. L’Ottocento è il secolo della selva frattale di teorie giuste sbagliate, rivoluzionarie e reazionarie che continuamente si confondono, perché quelle che possono apparire come le più democratiche e progressiste hanno dato sviluppi più degenerati e classisti, e quelle che apparentemente sembravano più negative nelle loro conseguenze logiche, erano in realtà le più “umane”.
Questo film è dunque un documentario creativo su quella scienza infelice, sulla sua ricaduta materiale e storica nel presente, trasmessa dalla collezione infinita di oggetti dell’archivio Lombroso e del Museo di Anatomia (collegato al Museo Lombroso), capace di gettare uno sguardo – attraverso l’ansia catalogatrice e la mania tassonomizzatrice sull’umanità più varia, attraverso i corpi, le facce, i tatuaggi e i manufatti. Il film sarà organizzato in capitoli dedicati al corpo (corpo, facce, tatuaggi, sezioni), pazzia (manufatti artistici e art brut), al carcere (foto carcerarie, modelli di reclusione).