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VENEZIA 76 - "The Burnt Orange Heresy", la falsa verità dell'arte


L'opera seconda di Giuseppe Capotondi è il film di chiusura del festival. Nel cast Claes Bang, Elizabeth Debicki, Mick Jagger e Donald Sutherland.


VENEZIA 76 -
Se la verità non è un valore assoluto, ma è ciò che la gente vuole riconoscere come tale, allora bisogna essere il più possibile credibili perchè ciò accada.

Protagonista di "The Burnt Orange Heresy" di Giuseppe Capotondi, film di chiusura della 76a Mostra del cinema di Venezia, è un ambizioso critico d'arte disposto a tutto pur di ottenere quella scalata al successo che alcune inconfessabili azioni commesse in passato sembrano privargli.

Quando un grande collezionista gli affida la missione di recuperare un'opera di un grande artista sparito da troppi anni dalle scene, con la possibilità di intervistarlo e rifarsi una credibilità, lui non batte ciglio, trascinando in questa corsa al "sacro Graal" anche una ragazza da poco conosciuta.

Ambientato tra una Milano dal respiro europeo e le tenebrose rive del Lago di Como, come già fatto nel convincente esordio "La doppia ora", anche in questo caso attraverso la nascita di un nuovo amore, Capotondi accende la miccia di quello che pian piano diventa un thriller in cui tutti i coinvolti ballano tra la verità e il falso.

La macchina da presa si muove con pari eleganza tra stanze ricche di dipinti o freddi appartamenti, cercando di mostrare e svelare i continui inganni che si annidano anche nelle più piccole azioni. Piccole come una mosca, simbolico presagio di morte che ossessionerà il protagonista sempre e per sempre.

Forte di un cast internazionale di straordinario talento, da Claes Bang ed Elizabeth Debicki a Mick Jagger e Donald Sutherland, Capotondi costruisce un riuscitissimo film di genere che riflette in modo intelligente su una delle più oscure perversioni della società: "la gente vuole che sia vero, ed è vero". Benvenuti nella più grande finzione collettiva, la vita.

07/09/2019, 21:00

Antonio Capellupo