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OSSITOCINA - Un uomo e un cane


Il cortometraggio diretto da Michele Coppini con protagonisti lo stesso regista ed il suo piccolo amico a quattro zampe Eastwood.


OSSITOCINA - Un uomo e un cane
Michele Coppini e Eastwood in "Ossitocina"
"Ossitocina", film diretto da Michele Coppini, è la storia di una relazione finita tremendamente male. La conclusione dell’amore tra due giovani è la premessa da cui partire per trattare il tema del forte sentimento di solitudine che comunemente si prova al termine di una storia.

Duccio, il protagonista, dopo esser stato mollato dalla ragazza che non vuole aver più nulla a che fare con lui, rimane solo con il cane di lei, Eastwood. È quindi sopraffatto dal dolore, un dolore talmente intenso da lasciarlo a terra, in uno stato di depressione e senza la forza necessaria per reagire. Eastwood rappresenta l’ultimo rimasuglio di una storia d’amore ormai completamente frantumata. Quest’unica compagnia rimastagli non è però motivo di conforto: a Duccio i cani ispirano tutt’altro che simpatia. Gli bastano tuttavia pochi giorni per trovare in Eastwood l’affetto di cui aveva bisogno e per realizzare come gli animali spesso siano più leali e di buon cuore di quanto non lo siano gli esseri umani. Tra i due si sviluppa un’amicizia vera e sincera, ma ben presto la situazione per Duccio degenera nuovamente. Il suo compagno d’avventure e amico fedele gli viene strappato con violenza, su ordine dell’insensibile ex fidanzata, dal padre della stessa, un uomo brutale e arrogante. Questo viene descritto dal protagonista come una pessima figura genitoriale, che non è mai stato in grado di svolgere il suo ruolo educativo e di insegnare il valore del rispetto alla figlia. All’interno del film si può, quindi, osservare una denuncia esplicita delle modalità con cui alcuni genitori d’oggi crescono i figli. È probabilmente un riferimento ai quotidiani eventi di cronaca che riportano spesso notizia di padri e madri che arrivano all’uso della violenza pur di difendere a spada tratta i propri figli, a prescindere dal comportamento che questi hanno assunto, abituandoli di conseguenza a vivere con la convinzione che tutto sia a loro dovuto.

In conclusione possiamo dire che, sebbene i limiti dettati dal budget estremamente esiguo, il film riesce a trasmettere la tensione emotiva che lo attraversa. Risulta quindi facile empatizzare col protagonista. Lo spettatore è perciò inizialmente contrito da un sentimento di estrema angoscia per le disavventure di cui Duccio è vittima, ma sul finire arriva a condividerne il sollievo e la serenità liberatrici.


Gabriele Nunziati

22/07/2018, 19:24