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BIF&ST 9 - "Prima che la Notte" di Daniele Vicari


La storia del giornalista Pippo Fava, interpretato da Fabrizio Gifuni, ucciso dalla mafia catanese. Film tv in onda su Rai 1 nel giorno della strage di Capaci


BIF&ST 9 -
Fabrizio Gifuni Pippo Fava in "Prima che la notte"
Non vi poteva essere cornice migliore per lanteprima di "Prima che la notte", il nuovo film di Daniele Vicari, tratto dallomonimo libro di Claudio Fava e Michele Gambino, che andr in onda in prima visione su Rai 1 mercoled 23 maggio in prima serata in occasione de La giornata della legalit.

Il film una coproduzione tra Rai Fiction e IIF, prodotto da Fulvio e Paola Lucisano, esempio lungimirante di come anche la televisione italiana possa produrre cinema di qualit e di impegno civile, proponendo al grande pubblico una riuscita declinazione cinematografica di un personaggio che continua a scuotere le coscienze e a interrogare sul ruolo dellinformazione in una societ sempre pi controllata.

Prima che la notte ricostruisce con rigore e onest gli ultimi quattro anni della vita di Pippo Fava, il poliedrico intellettuale siciliano che tornato a Catania, ormai superata la soglia dei cinquant'anni, sfida lomert e la paralisi di una citt collusa con la mafia, scommettendo sullentusiasmo dei suoi carusi e sulla possibilit di creare una scuola di giornalismo improntata sulla libert di opinione.

Nasce cos la rivista I siciliani, esempio ancora oggi di giornalismo libero e innovativo. Aver denunciato la connivenza tra imprenditori catanesi e mafia locale, guidata da Nitto Santapaola, decreter la condanna a morte di Pippo Fava il 5 gennaio del 1984. La sua morte, per, non impedir ai ragazzi di raccoglierne leredit e di continuare sul difficile percorso del giornalismo etico.

Film prezioso, dunque, che si regge sullinterpretazione ineccepibile di Fabrizio Gifuni in grado di restituire tutte le sfumature di un personaggio complesso e coinvolgente. Le luci si accendono in sala, ma il suo entusiasmo contagioso, la sete di verit continuano a vivere.

Vicari si conferma ancora una volta, dopo "Diaz - non pulire questo sangue", degno erede della pi classica tradizione cinematografica italiana, quella della denuncia civile, del cinema che sa stare con il fiato sul collo alla realt e che cerca di raccontarla senza sconti.


Stefania Del Giglio

28/04/2018, 19:21