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LEA - Il cinema civile di Rosi, Petri, Damiani e Giordana


Marco Tullio Giordana dirige un film tv sulla storia di Lea Garofalo, uccisa dalla 'ndrangheta il 24 novembre 2009. "Mi avevano colpito le immagini delle telecamere di sorveglianza che ripresero gli ultimi istanti di Lea" ha detto il regista "una storia alla quale non è stato necessario aggiungere niente perché è già straordinariamente piena di colpi di scena". In onda mercoledì 18 in prima serata su Rai Uno.


LEA - Il cinema civile di Rosi, Petri, Damiani e Giordana
Vanessa Scalera è "Lea" del film di Marco Tullio Giordana
La mano di Marco Tullio Giordana c'è e si vede. "Lea", il film tv che andrà in onda su Rai Uno il mercoledì 18 in prima serata, sembra pensato e girato per il cinema, un secondo momento di denuncia della criminalità organizzata dopo "I cento Passi".

Lea racconta la storia di Lea Garofalo, ragazza calabrese uccisa dai suoi stessi parenti perché colpevole di aver disonorato la famiglia lasciando il marito e cominciando a collaborare con la giustizia. Una storia semplice nello svolgimento ma complessa nei meccanismi che si innescano in un clan della 'ndrangheta, chiuso e gretto come solo, finora, "Anime nere" di Francesco Munzi era stato in grado di mostrare.

Lea ha una figlia, avuta da un piccolo boss trasferito a Milano per gestire i traffici di droga e estorsione della famiglia, e l'ambiente dove la bambina deve crescere, tra violenza e spaccio non piace affatto alla madre che decide di mollare tutto, cogliendo l'occasione dell'arresto del marito e dare a Denise un futuro diverso.

Ma un affronto, uno sgarro alle regole non scritte della mafia calabrese non verrà mai dimenticato e, una volta in libertà, l'uomo, insieme alla famiglia, decide di uccidere Lea, cercando di recuperare il rapporto con la figlia ormai diciottenne.

Giordana sceglie gli interpreti giusti, da Vanessa Scalera (Lea) a Linda Caridi (la figlia Denise), mettendo loro intorno un gruppo di attori di grande intensità e naturalezza. Poco noti ma bravi e credibili, capaci di dare la giusta atmosfera di verità indispensabile per raccontare un mondo così impenetrabile e violento mettendo in scena al meglio la sceneggiatura di Monica Zappelli e dello stesso Giordana.

Realizzato con l'aiuto di Libera, l'associazione di Don Ciotti che aiuta le vittime delle mafie, il film di Giordana sarà sicuramente un chiavistello per aprire qualche porta e far entrare un po' di luce nelle buie stanze della criminalità organizzata calabrese.

14/11/2015, 09:27

Stefano Amadio