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LA BUGIA BIANCA - Una guerra vicina, un mondo lontano


Opera prima di Giovanni Virgilio racconta le conseguenze degli stupri etnici nella guerra della ex Jugoslavia. Il tema c'è ma il film fatica a decollare


LA BUGIA BIANCA - Una guerra vicina, un mondo lontano
Alessio Vassallo e Francesca Di Maggio in "La Bugia Bianca"
Quando ci si impegna con tutto il cuore e con i propri soldi, non c'è che da dare merito ai giovani autori, registi e attori. Giovanni Virgilio inventa un film quasi dal nulla, affrontando una tematica spesso frequentata dalla cronaca e dai documentaristi, quella degli stupri etnici nella ex Jugoslavia e delle loro conseguenze. Ed è in grado di trascinare nel progetto un gruppo di attrici e attori professionisti che danno il loro indubbio contributo.

Certo non è facile creare un film ambientato oggi in Bosnia Erzegovina girando gli esterni in un paese siciliano, gli interni in teatro, affidando i ruoli ad attori italiani e lasciandoli parlare nella nostra lingua. Non è facile perché il tutto assume un sapore di arrangiato peraltro senza assumere alcun particolare gusto autoriale o colpo di genio artistico.

"La Bugia Bianca" racconta di due giovani ragazze ventenni di oggi che in Bosnia Erzegovina scoprono di essere figlie di violenze etniche avvenute da parte dei serbi di Bosnia durante le guerre di indipendenza dei primi anni 90. Con qualche innesto di materiale di repertorio, il film procede in una normalità dalle fattezze italiane, incapace di coinvolgere proprio per i suoi limiti realizzativi senza farci riconoscere in un determinato ambiente e in specifici personaggi.

Una sceneggiatura e dei dialoghi non del tutto fluidi o ispirati, ci fanno chiedere come mai il regista abbia scelto di raccontare la sua idea con la finzione e non magari con un documentario o con una completa astrazione di stampo teatrale. Un percorso borghese senza identità che si trascina fino alla scoperta delle proprie vere origini e che, proprio perché girato in italiano, stona con la drammaticità di una guerra vicina geograficamente ma distante culturalmente.

Il tema c'è, è stato affrontato spesso (da "La Ciociara" in avanti), ma lo sviluppo appare poco accurato, con momenti di professionalità che si mischiano a una struttura troppo arrangiata per reggere il peso di una visione accurata e, soprattutto, al pubblico pagante.

12/10/2015, 18:13

Stefano Amadio