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#CA2015 - "Il Presagio del Ragno", lirica e narrativa


Il documentario di Giuseppe Casu in concorso a Cinemambiente 2015


#CA2015 - "Il Presagio del Ragno", lirica e narrativa
Il presagio del ragno un poema in bianco e nero: lirico e narrativo insieme.

Con costanza e dedizione, il regista Giuseppe Casu segue per una stagione (febbraio-luglio) i lavori di allestimento di una tonnara fino allepilogo che prevede la pesca dei tonni rossi nel mare di Sardegna.

Grazie a una notevole qualit artistica ed empatica dello sguardo, la visione del documentario consente unimmersione quasi fisica nella ritualit legata al millenario mestiere del tonnarotto (continuamente a rischio estinzione), dove distanza e prossimit dellobiettivo si alternano continuamente. Linquadratura a volte si restringe su singoli gesti del lavoro (una mano, un pennello, poche maglie di una catena); in altre occasioni si allarga al gruppo, e in questi casi lintensit del ritmo e il coordinamento dei movimenti conferiscono alle immagini una componente quasi teatrale (quando si tratta delle operazioni di rilascio di palloni, ancore e reti dirette dal rais, ma soprattutto quando il gesto ritmato e indimenticabile di decine di mani che allacciano i nodi delle reti riempie gli occhi con lincedere di una danza).
Ed come se fossimo quasi l con loro, nascosti dietro ai numerosi oggetti che il regista sovente mette in primo piano, costruendo cos una profondit di sguardo che si allinea su diverse prospettive, una delle quali la nostra. Cos entriamo in gioco.

Visto il contesto quasi atemporale della narrazione (che vuole suggerire la continuit di un ruolo pi della sua attualit) la scelta del bianco e nero non stupisce (anche se o forse soprattutto raggiunta dal regista lavorando per sottrazione dal colore): dal bianco lattiginoso dei cieli iniziali, che avvolge i protagonisti in una dimensione che sembra lontana nel tempo (ma in parte anche nello spazio), alla stasi finale, dove la tonnara vuota e abbandonata viene cullata dallimmensa distesa marina, che nel grigiore diffuso trasmette un senso di abbandono e desolazione, di quiete dopo la tempesta, di tutto ci che lazzurro del mare non sarebbe stato in grado di evocare cos bene.

Una riflessione a parte merita lefficacissima colonna sonora: sempre opportuna, in grado di fare un passo indietro come di invadere lo schermo. In gran parte originale, con lutilizzo di unelettronica datmosfera dai suoni materici, a volte accompagnata da suoni gutturali che evocano i canti dei cori maschili sardi, lascia spazio alla radio in un momento centrale della narrazione, e ai rumori dambiente quando la necessit dare un ritmo e unintensit che solo la vita vera sa trasmettere. Perla assoluta la scelta sonora che accompagna il climax finale verso quella che dovr essere la cattura dei tonni: come in un girone dantesco luomo diventa figura mitica e il rituale diventa un valore assoluto, tanto da rendere inutile la conclusione pi scontata.

In ultimo, due parole sul titolo, che il regista stesso commenta come unimmagine che, sempre pi persistente, si insinuata nella sua mente nel rivedere le immagini durante il montaggio: il ragno (tessitore di reti) che ha il presagio (per definizione cattivo) di una rete vuota, di una pesca inutile, di una cattura impossibile.

09/10/2015, 09:09

Sara Galignano

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