Sudestival 2020

BIF&ST 6 - "Noi siamo Francesco", la disabilità con toni leggeri


Dietro al secondo film di Guendalina Zampagni c’è la paura di essere amati e amare totalmente di un ragazzo senza le braccia. Ma anche di sua madre, normodotata ma che usa il figlio come scudo


BIF&ST 6 -
Paolo Sassanelli ed Elena Sofia Ricci in "Noi Siamo Francesco" di G. Zampagni
I giovani tornano ad essere al centro del racconto per Guendalina Zampagni anche nella sua opera seconda presentata al Bif&st "Noi siamo Francesco", in cui la regista, qui anche sceneggiatrice, punta la macchina da presa sulla difficile nascita della storia d’amore tra due ragazzi.

Lui ha paura di essere nuovamente respinto, lei è un po’ intimorita. Entrambi sono vittime delle insicurezze dettate dall’inesperienza, anche se a guardare bene, gli adulti che pure fanno parte in modo più defilato della vicenda non sembrano cavarsela meglio. Di base quindi, "Noi siamo Francesco" è un film sulla scoperta della sessualità, tema trattato anche da "La prima volta di mia figlia" di Riccardo Rossi, attualmente in sala, e sulla difficoltà di amare ed esser amati a qualunque età. Il di più sta nel modo garbato e leggero in cui Zampagni racconta la disabilità, il suo Francesco è infatti nato senza le braccia, ma questo non gli impedisce di vivere una vita piena. Il ragazzo è bello, intelligente e acuto. Forse un po’ troppo serioso. A fargli da spalla e alleggerire molte situazioni c’è l’amico di sempre con cui è cresciuto, un eterno giocherellone che lo sprona a buttarsi nella vita, a dar retta all’istinto. Specie ora che ha conosciuto una compagna di università che lo interessa.
Rimasto scottato da una precedente storia però Francesco non riesce a credere di potercela fare: anche in questo caso la disabilità è usata solo come scusa dal ragazzo le cui vere paure sono legate al senso di inadeguatezza perché vergine.

Quel che colpisce è la cura con cui la regista mette in scena la disabilità, non c’è politically correct, ma ricerca di realtà senza scadere mai nel gratuito, nel voyarismo. Il messaggio principale è quello per cui la vita può essere complicata a vari livelli ma ognuno può provare a fare del suo meglio. Un registro molto positivo che rende il film particolarmente adatto ad un pubblico giovane, e a genitori apprensivi (qui rappresentati da Elena Sofia Ricci, cui fa da contraltare il sempre bravo Paolo Sassanelli) per mostrare a tutti come blocchi e paure siano spesso più psicologici che reali.

31/03/2015, 09:09

Valentina Neri