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Note di regia di "Senza nessuna pietà"


Note di regia di
Mi hanno sempre appassionato le storie di uomini che si battono contro le avversità per riscattarsi dalla loro condizione.
Mimmo è un lavoratore silenzioso, instancabile. Fa quello che ha sempre voluto fare, il muratore, è un uomo forte, imponente, potrebbe far paura a chi non lo conosce. Osserva il mondo che lo circonda con gli occhi curiosi di un bambino senza prendere realmente parte alla quotidianità, la guarda come se non vi appartenesse, senza giudicarla.
Tanya è la svolta che travolgerà la sua esistenza, la spinta per Mimmo a svegliarsi dal torpore di un’esistenza immobile, per scoprire che c’è altro per cui vale la pena vivere.
Sono due individui solitari, due spiriti sconosciuti tra loro e a loro stessi, ma dal loro incontro nasce qualcosa di unico. Il loro legame fuori dall’ordinario si svolge in una classica struttura noir, dove chi cerca non da tregua a chi scappa. La metropoli buia e sporca avvolge i protagonisti nel suo alone polveroso, i palazzi di periferia sono i loro rifugi, lasciano le loro tracce sull’asfalto grigio e consunto. Ho lavorato alla sceneggiatura (con Andrea Garello e Emanuele Scaringi) per portare i personaggi ad avere un respiro ampio, con l’obiettivo di dare alla vicenda toni epici.
Così come avevo fatto precedentemente con il mio cortometraggio Il Torneo, dove i protagonisti erano dei ragazzi di tredici anni, ho dedicato ogni mio sforzo per permettere agli attori la completa libertà di espressione nei movimenti. Per questa ragione ho utilizzato la macchina a mano, costantemente al loro servizio.
Fin dalle prime fasi della scrittura ho pensato a Pierfrancesco Favino per il ruolo di Mimmo. Avevo bisogno di un attore che non solo lo interpretasse, ma che avesse il coraggio di abbandonarsi al personaggio con la mente e col corpo. Il lavoro fatto insieme a Ivan Casalgrandi (direttore della fotografia e operatore), sempre attento a cogliere ogni sfumatura delle emozioni degli attori con la macchina a mano, mi ha permesso di avere un’ampia scelta in fase di montaggio per mettere in valore scena dopo scena il percorso dei personaggi.
Ho voluto raccontare il mondo di Mimmo attraverso i suoi occhi, come a sentire con la macchina da presa il battito del suo cuore. Spero che questo possa portare lo spettatore ad un coinvolgimento senza filtri, spingendolo verso una completa immedesimazione nei protagonisti. Il contesto urbano di cementificazione in cui i personaggi non solo abitano, ma che contribuiscono a costruire, diventa ancora più significativo quando Mimmo e Tanya scappano per andare a rifugiarsi al mare. Lo spazio si apre, comincia a respirare, i confini crollano e con essi l’identità dei protagonisti; la costrizione che essi vivono, imbrigliati in uno sfondo di cemento, é funzionale all’apertura dello spazio che li circonda. I cantieri, i palazzi e le strade dei sobborghi rappresentano solo l’idea e la percezione che abbiamo della solidità del mondo materiale e finiscono per divenire un elemento che improvvisamente non assolve più alla sua funzione di proteggere ma, al contrario, schiaccia, in contrasto con un mondo di emozioni che si apre.
Ho preparato questo film per tre anni, o forse per tutta la vita. Ho lavorato per coinvolgere i miei collaboratori, gli attori e i produttori affinché comprendessero fino in fondo l’essenza di ciò che volevo raccontare in Senza nessuna pietà. Ed è come se il mio immaginario si fosse ampliato grazie al lavoro di tutti. Perché il cinema non è altro che l’espressione unica di un gruppo di persone che lavorano col fine di raccontare una storia.

Michele Alhaique