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VENEZIA 70 - LA MIA CLASSE, un maestro e i suoi allievi


Colpisce, stupisce e conquista il nuovo film diretto da Daniele Gaglianone


VENEZIA 70 - LA MIA CLASSE, un maestro e i suoi allievi
La finzione è dichiarata da subito: dopo alcuni secondi, in cui Valerio Mastandrea si aggira per il corridoio abbandonato di una scuola, entra in scena un gruppo di fonici impegnati a microfonare una classe di stranieri intenti a studiare l'italiano. Mentre Mastandrea aspetta, commenta e ironizza, la prova audio ci permette di iniziare a conoscere i protagonisti de “La mia classe”, film tra il documentario, il mockumentary e la fiction (è più difficile da “incasellare” di quanto si potrebbe pensare) diretto – e in parte anche involontariamente interpretato, perché più volte costretto a entrare in campo e interagire coi tecnici e i suoi attori – da Daniele Gaglianone.

Lo spunto iniziale si spiega rapidamente: le dinamiche interne a una classe (vera) di stranieri impegnati a studiare l'italiano e con il loro maestro (finto), unico attore professionista sul set. Le lezioni, gli scherzi, i rapporti personali, i problemi di ognuno: inevitabile pensare a “Diario di un maestro”, capolavoro di Vittorio De Seta che più di un aspetto ha in comune con quest'opera di Gaglianone, ma in questo caso la realtà ha fatto capolino nel corso delle riprese alterandone il destino.

Mastandrea è perfetto, la retorica al minimo (dire che non ci sia per nulla sarebbe eccessivo, ma affrontando un tema così è impossibile fare meglio), tante risate nella prima parte grazie alla spontaneità degli studenti e alla straordinaria capacità dell'unico attore del set di improvvisare e mettere a proprio agio i suoi colleghi.

“La mia classe” ha una svolta netta nella seconda metà, così come ha avuto una svolta la lavorazione, e cambia senza tradire però la sua natura: un film su una troupe impegnata a girare un film, anche questo si è già visto (“Effetto notte”?), ma più che il citazionismo quello che conta questa volta è la sincerità di un racconto a cui si crede dal primo secondo, anche quando ce ne viene mostrata la finzione.

La bravura di Gaglianone nel ritrarre gli ultimi, gli ambienti difficili, si coniuga perfettamente con un “pacchetto” confezionato con professionalità e talento (viene da pensare al montaggio di Enrico Giovannone, e più ancora alla fotografia di Gherardo Gossi) per un film – o in qualunque modo lo si voglia definire – che non passerà inosservato.

30/08/2013, 09:45

Carlo Griseri