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VENUTO AL MONDO - A vent'anni da Sarajevo


Da gioved in sala il nuovo film di Sergio Castellitto, con Penelope Cruz, Emile Hirsch, Pietro Castellitto. Il racconto di due giovani tra la ex Jugoslavia e l'Italia, con i loro drammi sullo sfondo della guerra di Bosnia e l'assedio di Sarajevo. Il film uscir in 350 copie distribuito da Medusa


VENUTO AL MONDO - A vent'anni da Sarajevo
Penelope Cruz e Emile Hirsch in "Venuto al Mondo"
Il film di Sergio Castellitto lascia in bocca, e nello stomaco, la stessa sensazione di "Diaz" di Daniele Vicari. Una serie di pugni ben assetati, con il dolore causato che svanisce rapidamente una volta usciti dal cinema.

Cosa rara per il nostro cinema, "Venuto al Mondo", pu vantare una storia ricca, intrecci che funzionano, personaggi secondari che hanno un loro carattere e una personalit importante nell'economia del film. Il romanzo di Margaret Mazzantini, da cui il film tratto, pieno e profondo e sembra scritto pensando al cinema, al grande cinema d'amore e d'avventura, con azione e sentimento, umanit e crudelt, interpreti di livello internazionale; tutti ingredienti ideali per la riuscita di un film. Quel che manca per il lievito, la forza dell'impastatore e un pizzico di creativa originalit del cuoco. Il film di Castellitto, parte lento e fatica a coinvolgere lo spettatore, forse a causa di alcune frettolose soluzioni di sceneggiatura (l'incontro tra i due) o di poco approfondite presentazioni dei personaggi, i quali avranno tempo per mostrare se stessi solo quando ormai troppo tardi.

La storia c', e l'intreccio colpisce con vigore ma la percezione dello svolgimento priva di suspence, con i colpi di scena che arrivano o troppo annunciati o ormai inattesi, quando cio la vicenda ha perso interesse e capacit di coinvolgere.
"Venuto al mondo" sembra un film assemblato malamente, squilibrato, che mostra spesso l'esigenza di riparare a questi errori di costruzione; con l'enfasi delle frasi (l'amico bosniaco non parla, pontifica...), con la pressante e didascalica presenza della colonna sonora (gli archi sotto la scena d'amore), con l'esigenza di non scendere mai di ritmo, sfiorando in continuazione il parossismo.

Un rischio che non corre Penelope Cruz, affermata e in grado di gestire al meglio il suo personaggio. Un po' di pi rischia Emile Hirsch, che per la giovane et e la limitata esperienza scivola spesso in una recitazione "italiana", esagerando, specie nella parte iniziale, con gli ammiccamenti, la "simpatia" ad ogni costo o il prevedibile sconvolgimento irrazionale.
Pietro Castellitto, figlio di regista e autrice, bravo a mettere se stesso nel personaggio, rendendolo forse il pi normale e credibile di tutti.

Uno sforzo riuscito a met dunque, questo di Sergio Castellitto il quale si lascia sfuggire l'occasione, ormai sempre pi rara, di realizzare qualcosa che potrebbe avere a che fare con il vero cinema.

05/11/2012, 16:15

Stefano Amadio