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"In Nomine Satan": un quadro sul fenomeno del satanismo


Un film indipendente con scene di forte impatto emotivo diretto da Emanuele Cerman.


In questo momento storico, in cui fare cinema è diventato un privilegio ambito e raggiunto da pochissimi, un film estremamente indipendente può riuscire a rappresentare una delle poche possibilità, forse addirittura l’unica, per fare sentire la propria voce. Ne è un esempio il lungometraggio di Emanuele Cerman, In Nomine Satan”, passato in concorso al RIFF - Rome Indipendent Film Festival.

Il film, che inizialmente è stato scritto da Stefano Calvagna e doveva essere da lui diretto, è passato, pochi giorni prima dell’inizio delle riprese, alla direzione di Cerman che lo ha in parte riscritto e adattato alla sua personalità. Il lungometraggio è stato girato in soli dieci giorni a Roma, ed è stato prodotto dalla Timeline del giovane cineasta, dalla Poker Entertainment di Calvagna e da Mattia Mor che ne è uno degli interpreti.

Il film di Cerman ha tra i suoi meriti quello di dichiarare la propria indipendenza, e quindi, attraverso i pochi mezzi a disposizione, di riuscire a costruire scene non solo suggestive ma anche di significativo impatto emotivo. Ne è un esempio il satanista che, mentre uccide la fidanzata, le dichiara urlando il suo amore oppure il leader della setta che, dopo avere manifestato il suo ribrezzo nei confronti dell’ipocrita e bigotta società di oggi nella quale non si è mai riconosciuto, si commuove quando dichiara al magistrato che Satana ha comunque realizzato il suo sogno di renderlo famoso.

“In Nomine Satan” ci mette forse più del solito a trovare il suo ritmo, ma poi si dimostra capace non solo di lasciare il segno ma anche di costruire appunto un quadro credibile ed inquietante del fenomeno del satanismo.

Certo il film dura troppo, ed in vista di una futura uscita in sala va sicuramente accorciato e magari in parte rimontato, ma senza dubbio rappresenta una possibile, e più che dignitosa via produttiva a portata di mano per i giovani che intendono incentrare la loro attenzione alle opere low budget.

16/04/2012, 17:31

Giovanni Galletta