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"Piazza Garibaldi": un'istantanea non ideologica
di un secolo e mezzo di identità italiana


E' una sorta di “road movie” il film di Davide Ferrario “Piazza Garibaldi”. che ripercorre l'itinerario della spedizione dei Mille rintracciando lungo il percorso i discendenti dei garibaldini per verificare cosa è rimasto, a 150 anni di distanza, del senso di quella impresa, allo scopo di scattare una sorta di "istantanea" non ideologica di un secolo e mezzo di identità italiana. Si parte da Bergamo (insieme "Città dei Mille", perchè fornì il maggior numero di volontari alla spedizione, e oggi roccaforte leghista) per scendere a Pavia, patria dei Cairoli, e Torino che, seppur non diede nemmeno un uomo a Garibaldi, fu il motore politico dell'unità d'Italia. Da lì a Genova e Talamone, tappe storiche della spedizione. E poi una digressione a Caprera, l'isola dell'esilio del Generale. Quindi la Campania: Napoli e Teano; ma anche il Sannio, l'unico luogo in cui i garibaldini vennero sconfitti da un'insurrezione locale sanfedista e a tutt'oggi culla di un "revisionismo" storico antipiemontese e antiunitario. Ancora più a sud, in Calabria, sulle tracce dello scontro fratricida tra piemontesi e garibaldini all'Aspromonte. Infine, la Sicilia: Marsala, Milazzo, Calatafimi, Palermo. Qui il tema, ovviamente, sarà la questione meridionale, vero cancro della storia italiana. Il documentario è la testimonianza dello stato di salute, dell’Italia, ma anche dell’idea di Italia. Con una diagnosi finale che non è delle migliori.

Ferrario è duro, sincero, indagatore, curioso, sospeso tra sogno e analisi, tra illusione e sconforto come dovrebbe essere un amante. Che ha accettato i pregi e difetti della compagna, senza rinunciare alla protesta e alla dichiarazione. Anzi.
Da vedere e da sentire come una lezione. Di quelle speciali, quelle che a scuola spezzavano la mattinata e ti toglievano l’impiccio dell’interrogazione. Ma ti lasciavano il groppo in gola durante la ricreazione.

28/03/2012, 17:09

Battista Passiatore