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Il "Mare Chiuso", purtroppo, proprio il nostro


Il documentario di Stefano Liberti e Andrea Segre aggiorna a febbraio 2012 il tema dei respingimenti e della politica italiana sui migranti in arrivo dalla Libia


Il
Non mai stato un argomento molto discusso, e ormai non lo quasi pi. Ma ci non significa che il problema dei migranti che arrivano in Italia dalla Libia su barche di fortuna sia risolto, anzi: il nostro precedente governo aveva trovato con il regime di Gheddafi accordi vergognosi per impedirne l'arrivo, lasciando alla Libia il permesso di imprigionare e torturare i profughi purch impedisse loro l'approdo sulle nostre coste.
Una politica che ha subito un inevitabile arresto con la caduta di Gheddafi e la guerra di Libia, ma che mai stata ufficialmente "dismessa" dall'Italia.

Andrea Segre prosegue il suo percorso di approfondimento sulla tematica della migrazione africana: la sua filmografia comprende (in vari ruoli, prevalentemente da regista) documentari fondamentali della storia recente tra cui "A sud di Lampedusa", "Il sangue verde" e "I nostri anni migliori", ma soprattutto l'acclamato "Come un uomo sulla terra" - diretto insieme a Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene - quello che pi si lega al nuovo lavoro.

L ci si fermava ad analizzare l'inizio di questa politica libica portata avanti col consenso (e il finanziamento) di Italia ed Europa, qui si fa il punto quattro anni dopo.
Fuggiti dalla Libia, i pi fortunati sono riusciti a raggiungere la Sicilia o la Tunisia, ma molti sono stati vittima di respingimenti verso una Libia in cui non esisteva pi alcun tipo di diritto, e in cui soprusi, torture e violenze erano purtroppo all'ordine del giorno.

I due registi (Segre e Stefano Liberti, promosso alla direzione dopo aver collaborato in fase di scrittura ad alcuni dei precedenti documentari) hanno raggiunto il campo profughi di Shousha al confine libico-tunisino e due centri per richiedenti asilo, e l hanno dato voce diretta ai protagonisti di queste vicende per far loro raccontare in prima persona cosa successo.

Un racconto toccante senza scadere nel patetismo,
un documentario ricco di informazioni e approfondimenti (filo conduttore il processo contro lItalia alla Corte Suprema dei Diritti Umani di Strasburgo, dove una ventina di respinti hanno presentato ricorso per i maltrattamenti subiti dai nostri connazionali) e impreziosito da immagini evocative e inquadrature curate.
Anche se poi forse quello che pi resta nella mente dello spettatore rimane il filmato sgranato di un cellulare che riprende il canto di gruppo liberatorio e ignaro di alcuni migranti su un barcone alla deriva poco prima dell'arrivo della nave che li riporter tragicamente indietro.

22/03/2012, 10:54

Carlo Griseri