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MARIO SESTI: "Saranno tanti gli italiani in Extra"


E' la sezione più ricca e originale del "Festival di Roma". L'Italia sarà molto presente e il direttore artistico ce ne parla in anteprima.


MARIO SESTI:
Manca ormai pochissimo all'apertura della VI edizione del Festival Internazionale del Film di Roma che avrà luogo dal 27 ottobre al 4 novembre presso l'Auditorium Parco della Musica.

Tra le varie sezioni vi è "Extra", uno spazio dove ogni amante del cinema può trovarsi dinnanzi ad un piccolo doc sudamericano o optare per una "conversazione" con un Premio Oscar.
Anche quest'anno la scelta è molto vasta e l'Italia è presente con numerosi documentari in e fuori concorso, e con diversi incontri con attori del nostro cinema. Il direttore artistico Mario Sesti ce li ha presentati in anteprima.

Tra i tre film in concorso nella sezione “Extra” del Festival Internazionale del Film di Roma, due sono girati da due donne, "Franca la Prima" di Sabina Guzzanti e "Grazia e Furore" di Heidi Rizzo. Non trovi che sia un dato particolarmente interessante?
Sono molto contento di avere due registe, perchè questo mestiere è tra i più maschilisti che esistano. Una è una grande autrice di satira che ha saputo perfezionarsi nel tempo, facendo dell'indignazione uno stile riuscendo a raggiungere forme di documentario robuste, basate sulla critica politica e sull'indagine giornalistica intransigente. In questo caso Sabina ha realizzato qualcosa di completamente diverso, la biografia di Franca Valeri, artista a lei particolarmente a cuore e di cui è degna erede. Il debutto alla regia di Heidi Rizzo mi è piaciuto molto perchè spesso i documentari italiani che cercano di entrare nello spaccato sociologico delle storie, risultano troppo espliciti. Lei si mette alle calcagna di questi due giovani salentini appassionati di Thai Boxe con una macchina da presa che sembra muoversi al trotto. Sullo sfondo c'è poi un'idea di globalizzazione molto bella, la possibilità che ci si possa sentire a casa in posti totalmente differenti.

L'altro italiano in concorso è "The dark side of the sun" di Carlo Hintermann, che sembra avere una forte connotazione statunitense, vero?
"The dark side of the sun" è veramente impressionante perchè ha la solidità di un doc americano grazie ad un lavoro sul campo scientificamente solido, che riprende un esperimento di una comunità di New York che ha costruito un campo di esperienze notturne per bambini affetti da una patologia che non permette loro di stare alla luce. Al suo interno vi è una parte più tradizionale costruita sulle testimonianze dirette, attraversate però da un flusso di immagini in animazione realizzate per proiettare questi ragazzi in una dimensione onirica e fantastica che riscatti la loro esistenza. L'ho trovata un'idea di cinema molto forte.

Gettando un occhio sui doc fuori concorso, se ne trovano tre che hanno a che fare con il cinema, "Hollywood bruciata – Ritratto di Nicholas Ray " di Francesco Zippel, "Diversamente giovane" di Marco Spagnoli e" Io non sono io. Romeo, Giulietta e gli altri" di Paolo Santolini Ce ne parli?
La forza di tutti i grandi linguaggi è di riuscire a dire qualcosa su se stessi e il cinema ci riesce molto bene. Quelli presenti in “Extra” sono tre casi diversi. Uno è l'omaggio a Nicholas Ray, il regista più amato dalle avanguardie europee, realizzato da Francesco Zippel, un giovane che si sta formando le ossa ma che è già qualcosa di più di una promessa. "Diversamente giovane " è il ritratto di Giovanna Cau, donna poco conosciuta al grande pubblico ma dotata di un peso specifico incomparabile. Una carriera da avvocato avendo a che fare con il cinema e la cultura italiana, essendo stata compagna di strada di gente come Mastroianni, Moravia, Scola e Calvino, e avendo combattuto con loro le lotte contro la censura e a favore del diritto d'autore. Marco Spagnoli ha avuto la fortuna di condurre un pressing vittorioso che l'ha portata a raccontarsi in un'occasione unica. Al centro del film di Paolo Santolini c'è l'avventura di Riccardo Scamarcio scelto da Binasco per il suo “Romeo e Giulietta”, che si è trovato nella condizione di star del cinema che arriva in un contesto molto più piccolo. Il modo in cui Scamarcio si confessa alla macchina da presa è sorprendente per franchezza e generosità.

Gli altri due documentari fuori concorso raccontano la sfera del femminile attraverso storie ed esperienze complesse. Cosa ti ha colpito di "Case chiuse" di Filippo Soldi e "African Women: in Viaggio per il Nobel della Pace"?
In entrambi mi colpisce molto l'idea delle donne come “oggetto” capace di segnare il mondo. "Case chiuse" ha una formula tradizionale, e ricostruisce la storia dei bordelli da Pompei fino alla legge Merlin attraverso le testimonianze di studiosi o gente che ci ha avuto a che fare per lavoro. Al suo interno c'è un'inchiesta inaspettata, un reportage che ci svela come quelli che conosciamo essere luoghi di esclusione, pena e sfruttamento, in una città all'avanguardia e profondamente progressista come Berlino possano trasformarsi in una sorta di spa di lusso dove vi si può andare anche per socializzare e rilassarsi. "African Women" è un documentario che nasce da uno spunto occasionale, la candidatura di alcune donne africane impegnate nel sociale al Nobel per la Pace. Non ha niente di ingessato ed è a un passo dalla ballata rituale che restituisce il mix di indignazione e gaiezza, specificità di una cultura distante dalla nostra, che si ribella utilizzando le gesta del proprio corpo, con la danza e con il canto.

Elemento distintivo di “Extra” sono i duetti. Quest'anno ce ne saranno ben tre, il primo dei quali metterà di fronte Sergio Rubini e Riccardo Scamarcio. Al di la del loro essere pugliesi, cosa li accomuna?
Sergio è un autore/attore che apprezzo molto perchè ha la capacità di creare film diversi l'uno dall'altro, ha un rapporto con il cinema di grande libertà e non è prigioniero dell'idea di dover difendere una poetica precisa. Non si è mai rinchiuso in un modello con identità fissa e ha fatto commedie, film in costume, gialli e rievocazioni della propria infanzia. Scamarcio è un attore che non si è fatto fare a pezzi dall'improvvisa popolarità ma ha cercato di crescere, e credo che possa dare molto al cinema italiano. Quando sono insieme come in Colpo d'occhio o L'uomo nero c'è tra loro un'affinità che produce cose importanti pur essendo di generazioni diverse.

I restanti duetti avranno per protagonisti Valeria Solarino e Vinicio Marchioni e poi Penelope Cruz e Sergio Castellitto. Come nascono questi accoppiamenti?
Nel primo caso si tratta di due personaggi apparentemente ai lati opposti dell'immaginario. La Solarino ha cominciato con ruoli da emarginata per arrivare ad avere un'immagine di modella in cui albergano solitudine, timidezza e sensibilità. Marchioni è stato trasformato in un mito dalla fiction, ma negli ultimi film ha dimostrato di sapersi adattare a situazioni di diversa natura. Metterli insieme credo possa produrre una giusta chimica. Il duetto ha una matrice italiana ma la presenza della Cruz è giustificata dal fatto che ha lavorato in Italia con Grimaldi, Veronesi e lo stesso Castellitto. Sono due attori che hanno una forte popolarità nel proprio paese e sono apprezzati a livello europeo, ma entrambi hanno anche la giusta plasticità per blockbuster americani come "I pirati dei Caraibi" o "Narnya". Mi piace molto l'idea di farli interagire.

Quest'anno al Festival le pellicole italiane nelle varie sezione saranno oltre le cinquanta, con una vetrina dedicata ai giovani cineasti italiani. Ci parli di questa scelta?
In questi casi si rischia sempre il patriottismo e la solennità, anche se in passato sono stato accusato di un eccesso di severità, e quest'anno in "Extra" non c'è nessun italiano di fiction. E' ovvio che prima di essere italiani i film in un festival internazionale devono avere qualcosa di importante e di valore. Battendo il cinema come studioso e osservatore, mi accorgo che nel documentario è più facile rilevare segni di vita o rintracciare piccole gemme preziose. La vetrina sui giovani è un segno importante, nata con l'idea di tirare fuori da un cono buio alcune opere indipendenti e voluta dal Ministero della Gioventù.

25/10/2011, 09:00

Antonio Capellupo