Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di regia del documentario "Pivano Blues, Sulla Strada di Nanda"


Note di regia del documentario
I sentimenti che mi hanno avvicinato negli anni ’80 a Fernanda Pivano sono gli stessi che ho ritrovato negli occhi e nelle parole delle migliaia di ragazzi che puntualmente facevano ressa intorno a lei in tutte le sue apparizioni pubbliche: ammirazione e gratitudine.
Ammirazione e gratitudine sedimentate attraverso pagine e pagine di letture appassionate, di scoperte e di speranze che sentivi di condividere non solo con i “suoi” autori ma anche con lei. Quante volte le ho sentito rivolgere la stessa frase, più familiare alle rockstar che agli intellettuali: “Grazie Nanda, tu mi hai cambiato la vita!”. Ho avuto la gioia e il privilegio di entrare a far parte della sua vita e di poter filmare ore e ore di conversazioni private e di incontri con grandi talenti che, tutti, sentivano di essere in qualche modo figli suoi, delle nuove frontiere di poesia, scrittura e utopia lungo le quali ci ha guidato per settant’anni e più, piccola, ostinata pioniera, sempre in lotta con la diffidenza degli editori e i ghetti della cultura accademica.
Devo all’affetto e alla fiducia di Fernanda un piccolo patrimonio di filmati inediti che oggi ci consentono di ricostruire “dal vivo” la missione speciale di questa grande importatrice di cultura dal continente americano all’Italia.
Mi piace immaginare che la vivacità e l’entusiasmo con cui rievoca la tecnica di scrittura di Hemingway o l’etica di Cesare Pavese incuriosiscano anche i ragazzi delle scuole che non ne hanno mai sentito parlare. Le nostre memorie comuni e quelle sue personali, raccolte nei Diari, mi hanno poi permesso di rintracciare, grazie all’aiuto di chi l’ha amata e frequentata, preziosi filmati che documentano il suo sodalizio con i grandi della Beat Generation e della controcultura degli anni ’60 e ‘70 ma anche con i più popolari protagonisti della musica italiana e non, dato il forte legame della Pivano con Patti Smith e Lou Reed. Poeti della canzone, per Nanda poeti tout court. A loro, a Fabrizio De André in primis e a Vasco Rossi, Luciano Ligabue, Francesco Guccini, Piero Pelù, Vinicio Capossela, Morgan, Jovanotti, la P.F.M., l’insolito compito di spiegare quanta pagina scritta, quanti libri, attraverso la mediazione della Pivano, siano finiti nelle loro canzoni. È forse il modo più semplice e diretto per comunicare alle nuove generazioni cresciute su Internet ma anche, oggi come ieri, sulla musica, quelle generazioni che oggi stanno rivendicando la cultura come diritto primario, l’importanza capitale della lettura. Lo spirito con cui Nanda ha sempre lavorato, il senso della sua battaglia, è poi in fondo esattamente questo: non ci sono barriere tra letteratura “alta” e cultura popolare, i libri continuano a vivere solo se “passano” nella coscienza comune attraverso tutte le forme d’arte, tutte le forme di comunicazione. Per dirla con Nanda, i poeti non cambiano il mondo, ma le anime sì. Le anime sì.

Teresa Marchesi