Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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"Qualunquemente": Cetto La Qualunque, imprenditore corrotto,
tanto apprezzato dal pubblico televisivo


"Qualunquemente": il personaggio del politico "corrotto" Cetto La Qualunque interpretato da Antonio Albanese per la regia di Giulio Manfredonia.


"Ho capito tutto, tu gli dici due cazzate e loro ti votano". Nonostante i quattro anni di latitanza trascorsi in Sudamerica lo abbiano tenuto lontano dall'Italia, quando si viene a creare la possibilità di “salire in politica” e concorrere alla carica di sindaco, a Cetto La Qualunque non serve molto per capire la strada da percorrere per raggiungere il consenso popolare. Il momento del giudizio è giunto e adesso i cittadini della fantomatica Marina di Sopra, paesino calabrese gemellato con la Repubblica di Weimar e trionfo dell'abuso edilizio, potranno scegliere “liberamente” tra le sue promesse e i discorsi del triste De Santis, odiato avversario colpevole di essersi schierato a favore della legge.

Da venerdì 21 gennaio 2011 approda nelle sale italiane in più di seicento copie “Qualunquemente” di Giulio Manfredonia, interpretato da Antonio Albanese che otto anni fa diede alla luce una delle sue creature più riuscite, quel Cetto La Qualunque, imprenditore corrotto, tanto apprezzato dal pubblico televisivo. Fino ad oggi, tutto ciò che riguardava la sua vita privata, gli amici, la famiglia, era affidata ai racconti resi noti in occasione dei comizi elettorali ospitati per la prima volta nel programma Non c'è problema e divenuti un vero cult in "Mai dire domenica" e "Che tempo che fa".

La vera sfida per Antonio Albanese e Piero Guerrera, co-sceneggiatori del film, era quella di dare per la prima volta un corpo e un volto alla moglie Carmen, al figlio Melo, ai fedelissimi del circolo della caccia e persino al “vastasu” De Santis, in una storia che riuscisse ad ospitare un personaggio che in questi anni è divenuto sempre più straripante, quasi incontrollabile. La missione può però dirsi compiuta solo in parte. Nonostante l'eccellente caratterizzazione dei comprimari, specchio sarcastico di politicanti traffichini, senza gusto ne modi di fare, che in un Paese normale sarebbero destinati ad essere dei cattivi esempi, ciò che non decolla completamente è la trama. Si ha come l'impressione che la pellicola sia stata costruita per sketch autonomi, e a differenza delle irriverenti apparizioni televisive, questa volta il registro pare tendere verso l'agrodolce, verso gesti e situazioni estreme sempre in bilico tra la realtà e il surreale. La comparsa di personaggi come il curatore d'immagine Jerry, un grande Sergio Rubini, o la seconda “famiglia”, una giovane moglie brasiliana e la piccola figlia, sembrano aggiungere poco di veramente necessario alle avventure di Cetto, e forse non è un caso che proprio loro nel finale finiscano da lui molto distanti. In ogni caso il film vive grazie al convincente corpo attoriale, e gode della presenza di un Antonio Albanese completamente a suo agio nel gessato bianco, che dimostra di essere forse il più grande comico “surreale” in circolazione. Il caso ha voluto che il lancio, comprensivo di gadgets elettorali e raccolta firme per avere La Qualunque alle prossime primarie, avvenisse in una settimana che verrà ricordata per due particolari eventi, l'incasso senza precedenti di “Che Bella Giornata” e lo scandalo a “luci rosse” che ha travolto Silvio Berlusconi. In entrambi i casi i parallelismi e i paragoni sembrerebbero, a detta di molti, quasi dovuti, ma le situazioni sono molto distanti. Nel primo caso il comico barese Checco Zalone, al secolo Luca Medici, come aveva precedentemente fatto con “Cado dalle Nubi”, ha portato sul grande schermo “Checco”, semplicemente se stesso, o per meglio dire la maschera che ha scelto di indossare nella sua carriera comica, come in passato fece magistralmente il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò. Ma se il personaggio-Zalone si presta ad innumerevoli avventure, che dato il trionfo al box-office non tarderanno certo ad arrivare, il raggio d'azione di Cetto, solo l'ultimo di una serie di riusciti personaggi di Albanese, al confronto resta decisamente limitato, anche se sul finale si lascerebbe intuire una porta aperta per una scalata al Quirinale.

C'è poi chi ha sempre visto il sostenitore “du pilu”, come una sorta di gemello povero del Premier, ma le disavventure di La Qualunque, politico né di destra, né di sinistra, piuttosto “orizzontale”, per quanto surreali provino a dimostrarsi rischiano di essere solo una versione “light” della realtà venuta fuori in questi giorni, ma del resto, come ammette lo stesso Albanese "non avrei mai pensato che in questi anni, al confronto Cetto sarebbe diventato un moderato".

18/01/2011, 19:56

Antonio Capellupo