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"Il Padre e lo Straniero": la storia d'amicizia
tra due uomini diversi tra loro


A sette anni di distanza da "Io No" (2003) torna alla regia Ricky Tognazzi con il film "Il Padre e lo Straniero", presentato fuori concorso alla 5° edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Tratto da l'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e sceneggiato dalo stesso scrittore con Tognazzi, Simona Izzo e Graziano Diana, il film parte dall'incontro in un giardino di una casa di cura per disabili tra Diego (Alessandro Gassman) e l'arabo Walid (Amr Waked). I due uomini strigono da subito una profonda amicizia, un rapporto che va oltre ogni cosa e che porterà ad una nuova consepevolezza di paternità e di marito in Diego. Sullo sfondo della loro uinione, inizia una storia travagliata fatta di violenza ed intrighi internazionali. Quale segreto nascoinde Walid? Questo segreto scalfirà l'amicizia con Diego? In un finale tutto da scoprir, quasi fiabesco, i due uomini raggiungeranno la felicità tanto agogniata e voluta.

"Il Padre e lo Straniero" è un film, sicuramente sui sentimenti, in cui il romanzo di narrazione classico si mescola al thriller. Il grande limite della pellicola è il voler mostrare troppe tematiche, dai difficili rapporti familiari alla disabilità, dall'amicizia alla scoperta del "diverso". Per questo risulta lunga anche la stessa narrazione, che ha tratti appare ai limiti del surreale. Ricky Tognazzi, riesce, comunque, a tratti a commuovere lo spettatore e a farlo riflettere su alcuni aspetti della vita. Il motore del film è l'amicizia, che se pur nata per casualità o opportunismo, non viene scalfita davanti ai fatti imprevedibili che colpiscono i due protagonisti. Questo anche grazie al percosro interiore che intraprende Diego, che appena scopre come avrebbe potuto essere se ne innamora e combatte per i propri ideali senza condizionamenti esterni.

"E' un film sulle difficoltà di essere padre e sull'amicizia tra due uomini appartenenti a due mondi completamente diversi" ha dichiarato Ricky Tognazzi, "il dolore unisce i due uomini e li fa rinascire. In questo opera ho voluto trasmettere un messaggio di pace". Sulla trasposizione dal libro al film, la sceneggiatrice Simona Izzo ha detto che "siamo intervenuti poco sul romanzo, perchè il romanzo era già un film di per se stesso", mentre Giancarlo De Cataldo ha aggiunto di aver vissuto in prima persona il dramma della disabilità e di averlo affrontato in questo modo molto particolare nella stesura della sua opera.

30/10/2010, 16:39

Simone Pinchiorri