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"La Passione" di Carlo Mazzacurati: una commedia ironica e grottesca


Secondo film italiano in concorso, "La Passione" di Carlo Mazzacurati, che ha diviso pubblico e critica, alcuni convinti e divertiti, oltre che soddisfatti dalle interpretazioni di Battiston e Orlando, e altri più dubbiosi dal risultato finale del film.


Il secondo film italiano in concorso, dopo "La Pecora Nera" di Ascanio Celestini è La Passione di Carlo Mazzacurati che assomiglia a una farsa e racconta la storia di un regista in crisi. Dopo la proiezione, risate a e applausi a scena aperta per un opera che dietro i toni grotteschi della farsa è un ritratto del regista (di stampo morettiano) molto amaro del Bel Paese che fu. Tra tre settimane circa il film uscirà per Fandango in 300 copie. Una commedia poetica che vede la sintesi tra comico e tragico raccontata in maniera semplice senza presunzioni o banalità gratuite. Il regista ha definito il film un’opera personale e intima, con personaggi a lui molto vicini per sensibilità e inadeguatezza, forse più esposti di altri alle tante difficoltà e amarezze della vita. Che a tanti fanno ridere, a lui, perlopiù, commuovono.

La storia è quella di un regista che, passati i cinquant’anni, si rende conto che essere un emergente a quell’età è difficile, se non impossibile. Quando finalmente Gianni Dubois, il protagonista, dopo tanti anni di assenza dal lavoro ha la possibilità di poter dirigere una giovane stella della tv, non riesce a farsi venire in mente una storia. Dopo una serie di intrecci e colpi di scena, però, alla fine riuscirà a combinare qualcosa di buono.

Battuta ironica dell’attore napoletano Silvio Orlando che ha scherzato: "Sono contento, basta che non mi facciano restituire la Coppa Volpi che vinsi con Il papà di Giovanna di due Pupi Avati due anni fa".

"La Passione" resta comunque una bella prova di carattere libero e caotico, con un sorprendente e inedito (ma non troppo) Corrado Guzzanti.

06/09/2010, 07:41

Claudia Verardi