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Note di regia del film "EXIT - Una Storia Personale"


Note di regia del film
EXIT è un lungometraggio che ho voluto realizzare autonomamente, in maniera poco ortodossa, dopo tanti anni di tentativi. Ho dovuto assumermi tutte le responsabilità in prima persona, altrimenti questo film non sarebbe mai stato fatto. Si tratta di una produzione sperimentale, girata senza l’ausilio di una troupe, di cast tecnico. Una storia, dei luoghi, dei personaggi e una microcamera HD nelle mie mani, nient’altro. Un’utopia, una missione considerata improbabile da molti.
Tuttavia, presentare un film finito e richiedere un intervento in fase successiva, trasforma di molto il rapporto autore-produttore. Non si tratta di una sfida fine a sé stessa, ma di un'opportunità importante per un paese come il nostro, dove le risorse finanziarie per la cultura non sono facilmente reperibili.
Per quel che mi riguarda, mi sono spinto oltre i modelli del cinema digitale indipendente, che in ogni caso ripropone in scala ridotta la struttura tradizionale. Nel caso di EXIT parliamo di totale assenza di struttura. Questa mancanza di troupe e cast tecnico mi ha creato non pochi problemi e richiesto un enorme lavoro, ma mi ha consentito di fare anche cose che in una produzione tradizionale sarebbero costate molto. Abbiamo girato sott'acqua, su treni, navi e aerei, in Italia e all'estero, considerando il mondo il nostro set. Una produzione tradizionale avrebbe richiesto budget notevoli e ben più di 24 giornate di riprese.
Certo, non auguro a nessuno di girare un film senza organizzazione generale e produzione esecutiva, senza segretaria di edizione né operatore, senza direttore della fotografia né fonico. Ma la sfida è stata proprio questa: fare cinema con il minimo delle risorse tecniche possibili. È l’avvento del digitale, il progresso tecnologico, che ha reso possibile questa realizzazione. Per me il digitale è interessante soprattutto perché consente questa autonomia creativa ad un sempre maggiore numero di autori. Questo processo di democratizzazione è necessario e non credo toglierà nulla al cinema come oggi lo conosciamo, anzi.
Ho scelto di usare una microcamera HD, non solo per costrizione e ovvie ragioni economiche, ma anche per sperimentare qualcosa di più personale sul piano visivo e narrativo. Volevo che le immagini aderissero il più possibile alla mia visione delle cose, una visione oggettivamente poco nitida, ma con delle peculiarità. Mi sono impegnato a fondo affinché la mancanza di risorse e mezzi fosse un'opportunità creativa e non solo un limite.
Ci tengo a dire però, che la scelta di fare un film in solitaria non è ideologica. Per me il cinema rimane una forma creativa collettiva. Se ho intrapreso questa strada è perché ho sempre pensato che questo film meritasse di essere realizzato.

Masiimiliano Amato