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"Cinema è televisione – Televisione è cinema"
alla 4° edizione del Roma Fiction Fest


Un convegno per analizzare a fondo i legami che intercorrono tra piccolo e grande schermo. Nel corso della sua giornata di apertura, il “Roma Fiction Fest”, giunto alla sua IV edizione, ha cercato di fare luce sulle differenti realtà produttive, sugli interscambi possibili e sugli apprezzamenti popolari nell'incontro “Cinema è televisione – Televisione è cinema”, condotto dal giornalista Marco Spagnoli.

In apertura Alessandra Priante e Paolo Boccardelli hanno presentato lo studio “Il cinema nella televisione. Prodotto o contenuto?”, realizzato dall'Osservatorio Internazionale Roberto Rossellini Audiovisivo e Multimedialità della Fondazione Roberto Rossellini per l’Audiovisivo e dal Centro Studi di Cinecittà Luce. Dalle ricerche è apparsa la progressiva diminuzione di film in tv del 20% in un periodo che va da fine anni '90 ai giorni nostri, dato che arriva a toccare il 35% nei confronti del cinema italiano, “ghettizzato” all'interno delle fasce notturne. In sostituzione, o forse per integrazione, la serialità ha compiuto negli ultimi anni passi da gigante, capaci di far sorgere un paradossale dubbio ai ricercatori: “per avere successo in tv, il cinema deve essere trasversale e avvicinarsi al contenuto televisivo?”. Per cercare di rispondere ai vari interrogativi nati dalla ricerca presentata, sono intervenuti numerosi addetti ai lavori del mondo televisivo e cinematografico.

Maurizio Tini di “Cattleya” ha illustrato il processo che ha portato “Romanzo Criminale” dalle pagine del romanzo di De Cataldo, alle immagini del film di Placido, fino a diventare serial tv di due stagioni, rispettivamente di dodici e dieci ore: "Il libro era talmente ricco di contenuti che già ci era stato difficile tagliare tanto minutaggio rispetto alla director's cut. Poi “Sky” ci ha proposto di lavorare ad un prodotto seriale, dandoci totale libertà di produzione ed è nato un prodotto già venduto all'estero, che “Canal Plus” ha fatto passare in prime time".

Tra i tanti ospiti è poi intervenuto il produttore Angelo Barbagallo che dalla metà degli anni '90 è impegnato a realizzare una sorta di trilogia d'autore sulla società italiana con “Rai Fiction”, cominciata con “La vita che verrà” di Pozzessere, proseguita con “La meglio gioventù” di Giordana, che si concluderà con “Le cose che restano” di Tavarelli. Unico grande problema, in cui sembrano però ritrovarsi cinema e TV, così lontani e così vicini, è la scarsa presenza di risorse economiche nei confronti certe avventure produttive.

06/07/2010, 13:37

Antonio Capellupo