I viaggi di Roby
Nuovo Cinema Aquila

"Dopo quella Notte" è un film sul mistero e sul senso
della vita, sull’inesauribile ricerca della felicità


Giovanni Galletta: "Girare questo film è stata la più grande battaglia della mia vita; narra del percorso di ricostruzione esistenziale di alcuni giovani che si ritrovano perduti nel buio della loro confusione dovuta ad un evento traumatico. Solo credendo e perseverando con grande emotività e costanza le mie intenzioni ho realizzato il mio sogno. Consiglio ed auguro lo stesso a tutti i giovani filmaker che desiderano girare un lungometraggio: credeteci sino in fondo!"


Eccomi qui. Da tanto aspettavo di scrivere questo articolo, e per mesi non l’ho fatto per scaramanzia dal momento che i recuperi del mio film sono stati in cantiere per cinque mesi. E’ stato un inverno passato a salire ogni settimana una montagna vicino a Roma con una telecamerina, per togliere al produttore ogni dubbio riguardo al fatto che solo salendo questo “Everest” avremmo avuto un finale davvero con i fiocchi. Alla fine la cosa si è rivelata praticamente terapeutica. Ora che i recuperi si sono fatti, superato almeno apparentemente questo delirio, mi sento sollevato come mai prima, e quando vedo il montato nella copia lavoro al computer mi emoziono molto ogni volta. Solo adesso mi sento di avere posto, quasi, la parola fine al mio film, perlomeno alle riprese. “Dopo quella notte”, è stata senza ombra dubbio la battaglia più impervia e grandiosa della mia vita, la più difficile e la più eroica, la più impetuosa, ardua e coraggiosa; senza dubbio la più dispendiosa in fatto di energie e quindi infine la più commovente.

Quando sono partito da Modena sette anni fa per venire a vivere a Roma ed arrivare a fare un lungometraggio vero, sapevo che sarebbe stata difficile, ma così non avrei potuto immaginare. Ne ho passate di tutti i colori, compreso stare ad aspettare tre anni degli pseudo produttori che mi hanno infine tradito e truffato. E’ la triste, ma poi benvenuta, verità, perché questa cosa mi ha insegnato ulteriormente riguardo alla vita. Poi, improvvisamente, sono stato fortunato, ho incontrato Andrea Iervolino che ha creduto davvero in me ed ho girato tutt’altro film. Credo che sia stata l’emotività prima e la costanza poi con cui ho vissuto tutta questa storia che mi ha portato a realizzare questo grande sogno nel contesto del mondo di lupi famelici in cui vivo.

Sul set prima ed in tutti questi mesi poi, ho battagliato contro difficoltà di ogni tipo e contro un nemico a tratti addirittura invisibile; adesso certo sto proprio ridendo, ma posso assicurare che non è stato divertente. Ho cercato, come sceneggiatore prima e come regista poi, di dare al film il più possibile la mia impronta, di fare in modo che mi assomigliasse davvero; mi è sembrato il modo migliore per portare in immagini la mia sceneggiatura. Adesso sono davvero sfinito. Aperta parentesi: debbo ringraziare diverse persone (e questo l’ho fatto un po’ a voce e un po’ nei titoli di coda) e dovrei puntare senza dubbio il dito su altre che mi hanno addirittura messo i bastoni tra le ruote. Altra triste verità, ma certa gente purtroppo è davvero arida, piccola e stupida, molto maleducata perché riesce poi solo a buttare su coloro che gli danno lavoro le sue frustrazioni. Certo anche io ho avuto sul set i miei più piccoli difetti di intemperanze varie, ma solo quando ci si trova a capo di una troupe di cinquanta persone si può davvero capire certi comportamenti (i difetti del sottoscritto sono comunque noti e tranquillamente ammessi dal diretto interessato). Credo almeno che tutti i registi come me e più famosi di me mi possano capire più che bene perché ci saranno passati anche loro.

Oltre ad Andrea Iervolino debbo ringraziare infinitamente Giulia Elettra Gorietti, senza la quale tutta questa storia non sarebbe iniziata.

Per tornare al film, “Dopo quella notte” narra di un gruppo di ragazzi della Roma bene che perde un caro amico in un incidente stradale. Il lungometraggio è la narrazione del percorso esistenziale e mistico della ricostruzione delle loro vite sconvolte dall’evento; dal momento dell’inizio del loro stato di perdizione questi ragazzi, e lo zio prete del ragazzo che muore (interpretato da Maurizio Mattioli), non faranno altro che cercare una rinascita e auspicare a recuperare, sempre più tenacemente, la loro pace e la loro felicità di esistere. La sceneggiatura del film nasce dalla mia ossessione per la morte di una persona cara, ossessione che mi perseguita sin da quando ero bambino. Il film non ha niente di realmente autobiografico, ma chi mi conosce credo si accorgerà chiaramente che in esso c’è tanto, tantissimo, di me. Di certo, ve lo giuro, è un film assolutamente autentico, che non nasce da nessun tipo di operazione. Me ne accorgevo mentre facevo vedere, ieri notte, il film ad un’amica. Lei piangeva proprio nei momenti più toccanti ed emozionanti, ed io capivo non solo quanto sono riuscito a dare la mia impronta al lavoro ma anche che il film funziona; la ringrazio quindi per l’emozione e la liberazione che mi ha regalato. Definisco “Dopo quella notte” la confessione più attuale, pudica, intima e privata, di me nel 2010; è un film che porta all’attenzione le più insite contraddizione dell’esistenza, il dolore ma anche la bellezza della vita nascosta in tanti elementi, la natura prima di tutto. In generale posso sicuramente rivelare che ho cercato di portare sul grande schermo delle emozioni forti e assolutamente reali, molto sentite; è la cosa che mi interessa di più proporre da quando ho iniziato il mio percorso di artista.

Grazie alla forza, alla costanza ed alla tenacia che ho trovato non so come in me ho dato vita al mio sogno. Certo non è esattamente il sogno che sognavo, ma di certo ho diretto un film con un budget importante al quale hanno creduto ed aderito nomi decisamente noti. Così vorrei chiudere lanciando un messaggio a tutti i giovani cineasti che stanno leggendo questo articolo. Se avete questo sogno grande, grandissimo, apparentemente improponibile, di fare un film vero e proprio, per quanto ad un certo punto vi possa arrivare ad apparire una impresa irraggiungibile, non smettete mai di crederci. Perché se ci crederete con la stessa forza, ed anche follia, con la quale ci ha creduto io, il vostro sogno potrebbe davvero rischiare di avverarsi. E questa è una cosa che vale una vita! Io proprio per dare un senso alla mia esistenza faccio cinema, per esprimere il mio disagio ma anche la mia gioia di esistere, la mia malinconia e la mia tristezza ma anche la mia inesauribile capacità di ricercare la felicità. Fare cinema per me, oltre ad un lavoro, è appunto il modo più autentico di esistere.

Ringrazio infine Simone Pinchiorri che mi permette di esprimermi così liberamente su cinemaitaliano.info, e che mi ha incoraggiato a scrivere questo articolo che non poteva certo essere una delle mie più caratteristiche recensioni ma qualcosa di molto più personale. Grazie a tutti per l’attenzione.

29/04/2010, 19:21

Giovanni Galletta