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"Basilicata Coast to Coast": il meridione
dimenticato di Rocco Papaleo


Il lungometraggio di Rocco Papaleo è un film sicuramente divertente ma anche caratteristico e struggente, capace di raccontare con ironia e sensibilità la desolazione ma anche la poesia del meridione più dimenticato. Un piccolo gioiello per freschezza e personalità.


"Basilicata Coast to Coast" è l’opera prima di Rocco Papaleo, il noto attore lucano che esordisce così alla regia. E la sua terra natia è non a caso al centro del suo stralunato ed indipendente lungometraggio d’esordio, non solo divertito e divertente ma anche malinconico e struggente, ed è soprattutto quest’ultimo dato che colpisce nel film che approda venerdì nei cinema. Il viaggio un po’ picaresco e d’altri tempi che il protagonista compie con i suoi amici e compagni non manca di rivelare la spiazzante e neanche tanto grottesca solitudine di un sud dimenticato, lasciato a sé stesso senza nessuna razionale ragione. Ed infatti il cammino, ed il percorso soprattutto esistenziale, che i protagonisti compiono a piedi per raggiungere il piccolo paese dove si svolge un festival musicale dove sono stati invitati a suonare, non mancherà di rivelare lentamente le personalità e quindi le solitudini e le crisi di ognuno di loro, compreso quella della giornalista che si unisce al gruppo interpretata da una intonatissima, e sempre straordinaria, Giovanna Mezzogiorno.

Le scene divertenti sono ben alternate a quelle quasi struggenti e realmente sentite, rivelatrici di una profonda malinconia, e depressione, che lascia il segno e dice di una umanità solo apparentemente grottesca ma in realtà sin troppo esistente, che ha perso il suo centro e quasi la sua ragione di esistere senza averne colpa, solo perché sopravvive lontano dall’attenzione della società che conta. Ma forse, nelle pieghe desolanti di una vita non solo inappagante ma che si rivela dolorosa (dato tutt’altro che scontato in un film che ha una base da commedia), si può ancora trovare la strada ed il senso della propria esistenza, magari nella consapevolezza che non esiste una reale direzione ma anzi, per ritrovarsi, basta solo rintracciare il tempo e la voglia per guardarsi dentro, dimenticandosi del mondo che si è scordato di noi. Tra assurdi e divertentissimi personaggi di contorno (come i briganti modernizzati o il manager depresso) e l’inedito e caratteristico paesaggio lucano che non manca di fare da cornice al loro viaggio dell’anima, ognuno dei protagonisti ritroverà le tracce della strada della sua esistenza, proprio con la complicità del vuoto esistenziale che continua, e probabilmente continuerà, ad accompagnare le loro vite.

Certo il finale può suonare in parte prevedibile (per esempio nella situazione riguardante il ruolo interpretato dal bravo cantautore Max Gazzé) ma la chiusura ha la tonalità giusta ed il pregio di non tradire ma anzi rinnovare lo spirito della narrazione. “Basilicata Coast to Coast” ricorda un po’ “L’Armata Brancaleone” e quindi la commedia italiana ed un certo cinema non così leggero di casa nostra che non ha mancato di lasciare il segno ricordandoci che , per portare all’attenzione un cinema più che accettabile, può bastare guardarsi dentro semplicemente non perdendo di vista l’ironia, il buon gusto, e la voglia di raccontare una storia con mestiere e sensibilità.

“Il lungometraggio nasce dall’idea di fare un film sul sud come lo guardavo da giovane”, ha dichiarato Rocco Papaleo in conferenza stampa, “ripropone la Basilicata che vedevo da ragazzo e che ho conservato nella campana di vetro della mia anima. Per come lo percepisco io il film è una canzone, poi ognuno ci può vedere quello che vuole; quello che mi auguro è che lo spettatore ritrovi in “Basilicata coast to coast” delle cose emozionanti. Di certo oggi provo una emozione molto forte, sento di dovere a questo proposito ringraziare Giovanna Mezzogiorno che mi ha presentato i produttori Arturo Paglia ed Isabella Cocuzza grazie ai quali sono arrivato a coronare questo mio sogno”.

“Io e Rocco siamo amici da tempo, da quando abbiamo lavorato insieme in “Del perduto amore” di Michele Placido”, ha confessato la bellissima Giovanna Mezzogiorno. “Qualche anno fa Rocco mi ha fatto leggere questo soggettino che mi piacque tantissimo; era il tempo in cui stavo partendo per la Colombia per girare “L’amore ai tempi del colera”. Da lì ho iniziato a tampinarlo per spingerlo a fare diventare un film questo piccolo racconto che mi aveva lasciato. Poi è stato fondamentale al fine del risultato finale il grande affiatamento che si è venuto a creare con i produttori che ci hanno sostenuto sino in fondo”.

“La forza del lungometraggio di Rocco”, ha precisato Alessandro Gassman, “è stato quello di riuscire a girare in libertà e di arrivare a raccontare così nella maniera migliore del meridione più dimenticato”.

“Il film nasce dalla comune passione per il canto e per il camminare”, ha continuato Paolo Briguglia., “Al Sud c’è molta creatività inespressa soprattutto a causa delle istituzioni politiche che non sono troppo presenti. Anche di questo vuole parlare Basilicata Coast to Coast”.

07/04/2010, 06:44

Giovanni Galletta