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"Baciami Ancora": i quarantenni in crisi ma innamorati
della vita raccontati da Gabriele Muccino


L’ultimo film di Gabriele Muccino è un sequel che non delude ma anzi rinnova e completa il mito del lungometraggio di cui è la continuazione; è un’opera cinematografica molto preziosa perché ripropone, con rarissima sensibilità, la vita vera, e solo questa rimane la più autentica e primigenia vocazione della settima arte. Poche parole: in “Baciami Ancora” vive il più autentico, grande, cinema.


“Eccoci qui”, dice alla fine di “Baciami Ancora” la voce fuori campo del Carlo interpretato da Stefano Accorsi per fare un bilancio esistenziale della sua vita e di quella dei suoi amici, ed il sottoscritto adesso, forse non a caso, si sente proprio dentro questa breve, e solo apparentemente vuota, espressione. Spero me lo si conceda ma credo che userò, almeno inizialmente, la voce in prima persona in questa che, più che una recensione che dovrebbe appunto essere redatta in modo impersonale, vorrei definire un breve saggio ed insieme un diario sul film che tutti coloro che amano davvero il cinema dovrebbero avere la sensibilità e la voglia di attendere con la stessa frenesia che ho vissuto io prima, durante e quindi ancora dopo la visione del nuovo lavoro di Gabriele Muccino.

“L’Ultimo Bacio” ha cambiato profondamente il mio modo di essere uomo ed artista. L’ho rivisto domenica sera insieme ad amica al Politecnico Fandango di Roma perché non volevo perdermi l’occasione di visionarlo nuovamente sul grande schermo prima di “Baciami Ancora”, e solo allora mi sono accorto davvero di quanto il lungometraggio del 2001 mi ha tecnicamente influenzato ancora di più di quello che pensavo e che potevo ricordare. Affrontare la visione del film nel quale tante persone si rividero è significato non solo comprendere quanto ha influenzato artisticamente il mio più piccolo lungometraggio, “Dopo Quella Notte”, ma anche ritrovarmi pienamente immerso nella mia essenza di essere umano, nella piena consapevolezza che esistere per me significa da sempre e primariamente inseguire quella personale ricerca del senso della vita e della felicità che inevitabilmente rincorro da quando ero bambino e che il regista oggi quarantaduenne riuscì a narrare come nessuno mai appunto, tanto per citare il suo film precedente. La prima volta che vidi “L’Ultimo Bacio” provai emozioni molto forti ed indimenticabili perché capii bene che Gabriele Muccino aveva fatto non solo praticamente il film che avevo dentro e che non ero ancora riuscito a tirare fuori, ma anche che era l’artista che più di tutti mi assomigliava per sensibilità ed emotività; ecco perché ho aspettato con tanta frenetica urgenza il lungometraggio che arriva venerdì nei cinema.

Qualche giorno fa scambiavo alcuni sms con Lucrezia Piaggio, una grandissima professionista che ha interpretato la parte della protagonista del mio film e nello stesso tempo il personaggio più autobiografico dello stesso; mi scriveva riguardo a “Baciami Ancora” che molto probabilmente ci avrebbe deluso, perché tutti i sequel possiedono intrinsecamente questo poco appagante svantaggio. Ecco, è con vero soddisfazione che desidero annunciare che la nuova fatica di Gabriele Muccino, l’attesissima continuazione del film che commosse a bizzeffe i trentenni e non solo il sottoscritto, non delude affatto, e quindi per una volta almeno non è il caso di generalizzare. E’ strano certo, ma forse non così tanto.

E’ talmente tanta infatti la “carne al fuoco” in “Baciami Ancora”, ed ancora così viva l’emozione per la visione di un film così autentico, profondo, catartico e quindi preziosissimo, che non si sa davvero da dove iniziare. Dopo quasi dieci anni ritroviamo i protagonisti de “L’Ultimo Bacio”, e da subito è evidente che le loro aspettative, i sogni che dieci anni prima erano stati capaci di lanciare con grande emotività e determinazione, non sono certo arrivati a corrispondere alla realtà. Carlo e Giulia si sono separati, la fuga di Adriano, Paolo e Alberto non ha certo cambiato le loro vite e Marco e Veronica non hanno mai avuto il figlio tanto desiderato. Per la prima volta dopo quasi dieci anni eccoli comunque di nuovo tutti insieme, ancora pronti ad incrociarsi ed influenzarsi, a sommare le proprie insoddisfazioni ed a cercare una voglia di riscatto che adesso consiste perlopiù nel tentativo di rimediare a quelli che si sono rivelati i loro errori di allora e all’epoca giustamente motivati dalla frenetica reazione allo loro non passata insoddisfazione esistenziale. Ma quel fortissimo e verissimo malessere biologico appunto caratteristico di tanti, troppi di noi, non solo è rimasto tale ma è addirittura peggiorato, anche perché gli sbagli di allora hanno dato adito ad un inevitabile meccanismo a catena che ha solo complicato le esistenze dei protagonisti, le loro vite squilibrate e prive di forma e sempre più perdute nel caos delle incomprensioni, della rabbia, del non riuscire o non sapersi rapportare e del non potere godere di nessun tipo di sicurezze. Ma come averle del resto in un mondo come quello in cui ci troviamo a vivere?

Lo stile tecnico di Gabriele Muccino si è fatto solo apparentemente meno impetuoso ma in realtà è diventato più maturo, sottile ed equilibrato, ancora più coerente di come già aveva dimostrato di sapere lavorare; sono rimasti in “Baciami Ancora” tanti piani sequenza con la steadicam (ma anche solo con l’aiuto di avvolgenti ed appropriate panoramiche), pochi controcampi ma perlopiù campi a due a macchina da presa fissa con i personaggi di profilo, meno dolly ma sempre tante carrellate a stringere (probabile testimonianza dell’affezione dell’autore ai personaggi narrati).

Si può dire forse che la sceneggiatura in certi momenti appare magari un po’ scentrata, ma il film tiene incollati alla poltrona sempre più e senza ricalcare troppo le atmosfere già raccontate in “L’Ultimo Bacio”, precursore che anzi appare qui non solo rinnovato ma anche raccontato con una vicenda più completa e ricca rispetto a dieci anni prima ed in certi momenti anche, è questa forse la maggiore novità, particolarmente divertente. Non vorremmo raccontare troppo ma “Baciami Ancora” non manca di sconvolgere profondamente (uno dei protagonisti proprio non ce la fa), ma allo stesso tempo sempre più riesce ad emozionare e quindi permettere di rivedersi nei personaggi narrati come nessun 3d di certo, ma anche 10z che fosse, potrebbe essere capace di rendere. Questo perché per ritrovarsi dentro un film, Gabriele Muccino ce lo dimostra pienamente, non c’è bisogno di nessuna fantasmagoria tecnologia ma solo della sensibilità e dell’emotiva ed autentica urgenza di sapere tirare fuori quello che è nell’anima per raccontarlo catturando semplicemente la realtà con l’uso del linguaggio della macchina da presa.

Insomma, vivere non è facile e non sempre si vince; per usare le parole del film però la vita non ci dà molto spesso la cose che vogliamo, però l’importante è che continui a darcele. Ed allora ecco che, se il personaggio di Paolo ne “L’Ultimo Bacio” annunciava che a quarant’anni la vita è già finita, la voce fuori campo di Carlo in chiusura di “Baciami Ancora” ci ricorda che c’è chi dice che l’età più bella è proprio a quarant’anni, ma forse la vera felicità può essere anche a cinquanta o pure a sessanta (e di questo passo allora viene spontaneo augurarsi perché non pure oltre?). Ed ecco quindi che, forse appunto solo adesso, vediamo i nostri personaggi approdare finalmente al senso della vita, quello che tanto a lungo hanno anche infantilmente cercato ed agognato per poi alla fine scoprire paradossalmente che non era certo così astruso ed irraggiungibile. La vita infatti può essere estremamente dolorosa, certo, però la bellezza che è insita nell’esistere (nonché nella natura) non manca di saltare fuori anche con poco, ed è questa la gioia improvvisa e magari irrazionale che pare invitare ad un’eternità affettuosa e a portata di mano, l’orizzonte buono al quale “il cuore” di chiunque, in particolare quello dei protagonisti del film, non può fare a meno di continuare a tendere. E proprio l’ultima immagine del film, come appunto il titolo stesso del lungometraggio in uscita il 29 gennaio 2010, pare ispirare ad una prodiga, benvenuta e duratura positività di questo genere. Per questo, ma di certo non solo da questo, dalla visione di “Baciami Ancora” se si è davvero ancora capaci di almeno un minimo di sensibilità, se ne esce commossi, risvegliati ed appagati, rinnovati tanto da provare il desiderio reale di ributtarsi nella nostra stessa vita magari difficile che tanto assomiglia a quella narrata da Gabriele Muccino in “Baciami Ancora”. Cosa si può pretendere di più da un film? Correte a vederlo, riuscirete a scoprirvi più veri e magari ad amarvi, ed amare, maggiormente.

26/01/2010, 18:59

Giovanni Galletta