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"Io, loro e Lara", il ventiduesimo film di Carlo Verdone


Nel nuovo film di Carlo Verdone il divertimento è costruito in modo fine ed intelligente e sempre più dirompente, frutto di una sceneggiatura forte che rende il lungometraggio estremamente piacevole. Peccato solo per certe sfumature introspettive che potevano essere maggiormente utilizzate.


Uscirà il 5 Gennaio 2010 con circa 650 copie il ventiduesimo film di Carlo Verdone, “Io, loro e Lara” che è stato presentato mercoledì mattina alla stampa. Alla conferenza successiva alla proiezione, oltre al noto regista sempre anche sceneggiatore ed interprete, era presente il cast artistico principale al completo ed i produttori di Warner Bros Italia.

Nel nuovo lungometraggio di Carlo Verdone il divertimento è ben distribuito durante tutta la sua durata, frutto di una sceneggiatura strutturalmente forte e scritta con ispirazione ed intelligenza come è per l’appunto noto e rinomato marchio di fabbrica del regista romano. “Io, loro e Lara” è un film moderno e costruttivo, molto piacevole, che sarebbe potuto durare almeno mezz’ora di più per dare maggiore spazio alle importanti sfumature introspettive e malinconiche che, sin dai suoi esordi, fanno parte integrante del lavoro di Carlo Verdone e qui appaiono piuttosto sacrificate probabilmente per rendere più commerciale il prodotto. E’ un vero peccato che professionisti del suo calibro debbano sacrificare la loro arte a favore delle regole di una società che sembra avere perso il coraggio e quindi il buon gusto del rispetto in generale e nei confronti dell’arte in particolare, regole ormai universali con cui i produttori stessi debbono per forza confrontarsi. E, forse non a caso, è anche e soprattutto di questo che parla “Io, loro e Lara”, un film vero ed importante che dice di ciascuno di noi, delle nostre nevrosi e del punto di non ritorno a cui inevitabilmente siamo portati pur spesso e sempre di più senza volere. Nella crisi del sacerdote Carlo Mascolo, missionario che torna dall’Africa per ritrovare sé stesso e la sua vocazione (il primo personaggio di un prete costruito dall'autore romano in modo assolutamente anti-macchiettistico), si può appunto intravedere senza difficoltà lo smarrimento del moderno uomo laico, il disagio che può insorgere trascorrendo una banale esistenza magari nella piattezza della routine che è poi sovraccaricato dal fatto di sopravvivere in una società come la nostra che ha perso il suo centro e procede come impazzita verso la sua potenziale autodistruzione. Nel film infatti, il ritorno in famiglia consigliato al missionario dai suoi superiori , non aiuterà per niente Carlo ma anzi complicherà la sua vita; il tutto ovviamente è visto con la chiave della commedia, quella che Carlo (il regista) da una vita sa portare sul grande schermo con grande maestria.

L’unica cosa che non convince pienamente in “Io, loro e Lara” è appunto la grandissima prevalenza di situazioni esilaranti non eccessivamente supportate da momenti introspettivi, quelli di cui Carlo Verdone immancabilmente sente la necessità e con cui avrebbe maggiormente potuto rendere conto della società nella quale viviamo e di cui parla il film, quella completamente dissestata dei nostri giorni, basata sull’apparenza e sulle mode e non più sui valori veri, che rende incapaci di guardarsi dentro per fare davvero un esame di coscienza della nostra esistenza, la società europea privata non solo del buon gusto ma anche di una reale parvenza di giustizia e stabilità a cui appoggiarsi. Questi temi attuali che comunque emergono da “Io, loro e Lara” impreziosiscono il film e sottolineano quanto Carlo Verdone, sin dai suoi primi film, sia un autore con la A maiuscola, un regista che sa andare anche ben oltre la commedia e che ha bisogno di essere valorizzato sotto questo punto di vista dal momento che già in precedenza ha dimostrato di sapere girare lungometraggi teneri, emotivi ed introspettivi come, per fare solo pochi esempi, “Compagni di Scuola” (1988), “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” (1991) o “Al lupo, al lupo” (1992).

Per tornare al film in uscita è d’obbligo ricordare che il divertimento è costruito in modo elementare e semplice ma mai facile o becero, e progredisce costruttivo e quindi sempre più dirompente come è nelle intenzioni. La sequenza della messa in scena della famiglia normale e felice agli occhi della psicologa è da manuale, come almeno quella in strada con le amiche prostitute nigeriane o la scena in discoteca che pare ricordare quella di “Io e mia sorella”. Il nuovo lavoro di Carlo Verdone porta alla memoria il film appena citato forse perché allo stesso modo come in questo caso una figura femminile con cui il protagonista non ha, e non può avere per ovvie ragioni morali, una relazione sessuale, arriva comunque a gettare scompiglio nella sua vita. A proposito si può ricordare che anche questa volta Carlo Verdone riesce a valorizzare nel modo migliore la nuova interprete femminile che ha deciso di mettersi accanto. Nel caso di Laura Chiatti appunto, che supporta bene Verdone durante tutto il film, riusciamo appunto a scoprire lati inediti del suo talento (si noti a questo proposito la scena del monologo al funerale). Da un altro punto di vista “Io, loro e Lara”, per l’idea del “nemico” che arriva poi a fare parte della famiglia precedentemente disgregata ma infine allargata, ricorda “Il mio migliore nemico”. Il finale del nuovo film di Carlo Verdone infatti, allo stesso modo come quello del lungometraggio scritto ed interpretato insieme a Silvio Muccino ed uscito nel marzo del 2006, riesce a rivelarsi emotivo ed emozionante, un po’ malinconico ma proprio per questo vero e significativamente positivo e profondamente toccante come un autore come Carlo Verdone può, con poco appunto, riuscire a regalarci. Il ventiduesimo film del regista romano è inoltre ulteriormente apprezzabile per il suo gusto nobile della narrazione con cui ci propone una vicenda che tratta temi che mai prima aveva affrontato; la capacità di rinnovarsi e riproporsi in modo praticamente inedito di un autore così prolifico non va certo data per scontata. “Io, loro e Lara” è insomma l’ennesima perla preziosa nel cammino artistico di Carlo Verdone.

“Ho sentito il bisogno di raccontare la storia di un uomo perbene nel contesto del mondo occidentale dissestato”, ha precisato il regista durante la conferenza stampa. “Credo che nel momento attuale in cui viviamo la parola “etica” non sia un concetto bacchettone ma anzi di grande avanguardia. Ritengo che oggi in particolare abbiamo perso la civiltà, e trovo che nella chiesa ci sia qualcosa di buono ravvisabile nell’amabile e moderna capacità di comunicare di certi giovani sacerdoti di periferia che riescono a riempire le chiese. Di questo genere di mitezza, in contrapposizione allo schifo che attualmente abbiamo davanti agli occhi, volevo parlare nel film”.

“L’augurio che mi sento di fare a tutti”, ha concluso Carlo Verdone, “è di ritrovare il buon senso delle cose in questo clima generale di tensione. Infatti ho trovato difficile girare una commedia in questo periodo storico e credo che in futuro mi si dovrà accettare per le cose che mi sentirò di fare momento per momento. Io diffido da chi dice di avere fede in questo presente in cui è doveroso ammettere che stiamo immancabilmente cercando dei punti di riferimento. C’è bisogno di un ricambio generazionale un po’ in tutti i settori e non solo nella politica. Il messaggio finale che volevo dare con il film comunque, dal momento che voglio crederci, è quello di una concordia, una tolleranza e un quieto vivere che parte dalla famiglia e si espande nella malata società circostante”.

31/12/2009, 19:07

Giovanni Galletta