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Valentina Brandolini: "Sono cambiati i metodi per esibire
al meglio la propria immagine, ma la volontà di farlo
è insita nell’essere umano dall’homo sapiens in poi"


Valentina Brandolini, regista di “Gloss Cambiare Si Può", descrive il suo film, un'opera divertente e psicologica sull'iter del cambiamento sessuale ma soprattutto sulla società dell'immagine, che porta, a volte, l'essere umano a farne "una ossessione patologica".


Valentina Brandolini:
Come è nata l'idea per la realizzazione di “Gloss Cambiare Si Può”?
Valentina Brandolini: Avevo alcuni scritti che ho proposto al mio primo produttore, Filippo Ascione. Decisi di proporgli “Gloss” che all’epoca, nel 2002, era una bozza di circa 60 pagine. Filippo ne fu entusiasta e mi consigliò di svilupparlo un pò meglio prima di cercare i finanziamenti per realizzarlo. Nel lavoro di scrittura ho cercato di inserire quelle tematiche comuni che si presentano quando ognuno di noi vuole migliorare il proprio aspetto, narrandole insieme al mutamento del proprio sesso di partenza. Se teniamo presente che il cambiamento di sesso non ha nulla di sessuale, ma altri non è che la prepotente volontà di apparire migliore esteticamente , secondo i propri parametri, allora viene più comprensibile il confronto con chi vuole togliere una ruga con una crema.

Il film alterna momenti leggeri al dramma psicologico. Come ha cercato di armonizzare questi due aspetti narrativi?
Valentina Brandolini: Il segreto è si nelle battute del copione, ma anche e soprattutto nella bravura dell’attore a cui è assegnata la parte, appositamente scritta per miscelare al meglio dramma e comicità. Spesso però, nei prodotti a low budget, ci si deve accontentare di attori non proprio navigati e si cerca quindi di fare miracoli al montaggio.

Il suo film narra la storia di un “tabù culturale” molto presente nella nostra società contemporanea quello di “osservare” ancora come “strane” le persone che attuano un cambiamento di sesso. Cosa ne pensa di questo argomento?
Valentina Brandolini: E’ vero, ed il nostro compito è quello di aiutare le persone a capire, un pò come ho fatto io con mio padre. Spesso nel metrò vedo ragazzi di colore, stranieri o handicappati che hanno, come me, lo sguardo tipico della persona discriminata. Tra simili ci si riconosce. Una volta era più difficile essere accettati da gruppo o inserirsi in un contesto con normalità. Le nuove generazioni sono assai più tolleranti del passato e gli episodi di discriminazione tra i giovani sono molto diminuiti, ma purtroppo ancora presenti. Ho un piccolo aneddoto da raccontare che credo sia un segnale positivo su come viene visto oggi l’argomento da sempre più gente: alla cassa di un grande supermercato del centro di Roma è stata assunta una ragazza trans bella e di grande simpatia. E’ incredibile la fila che c’è da lei, mentre alle altre casse quasi si girano le dita. Anche io mi faccio volentieri dieci minuti in più per salutarla.

“Gloss Cambiare Si Può” è un film sull'iter del cambiamento sessuale, ma soprattutto sulla modificazione della propria immagine. Cosa è secondo lei l'apparire nella società moderna? La sua opera vuole essere anche una denuncia verso il modello imperante della società dell'immagine?
Valentina Brandolini: Credo siano cambiati i metodi per esibire al meglio la propria immagine, ma la volontà di farlo è insita nell’essere umano dalla comparsa dell’homo sapiens in poi. Se poi, però, la voglia di migliorare o apparire diventa un ossessione patologica, allora solo un buon riesame di se stessi può porre rimedio. Un limite per sentirsi bene con il proprio corpo deve esserci se si vuole essere felici, altrimenti è tutto un rincorrere qualcosa che non esiste.

Come ha scelto il cast del film ed in particolare la bravissima Lucia Mascino nel ruolo della protagonista Alex?
Valentina Brandolini: Prima di tutto ho trovato il bambino, Nicholas Pirone, un vero talento naturale su tutto ciò che faceva, poi ho deciso per la protagonista, scegliendo tra una rosa di candidate quella che più assomigliasse al bambino. Devo dire che Lucia Mascino ha fatto un ottimo lavoro. Il resto del cast è stato scelto facendo dei normali provini a cui si sono presentati moltissimi attori desiderosi di partecipare ad un progetto come “Gloss”.

Che futuro ha “Gloss Cambiare Si Può”, dopo la sua uscita in sala a Roma?
Valentina Brandolini: Dovrebbe partecipare ad una rassegna di opere prime e seconde. Il DVD a noleggio dovrebbe arrivare a giorni nelle videoteche e per la vendita a fine Luglio con Cecchi Gori Group. Spero venga allegato a qualche rivista di qualità: il successo di un prodotto è decretato da questo tipo di circuito distributivo.

Quali sono i suoi futuri progetti cinematografici?
Valentina Brandolini: Ho finito di scrivere il trattamento per un film sulla vita di una star della musica italiana che ora è in mano ad un traduttore. Vorrei proporlo ad una produzione straniera. Amerei molto realizzarlo, ma a differenza dell’altro servirebbero più mezzi e quindi più soldi, vedremo...

Come considera il panorama cinematografico attuale?
Valentina Brandolini: A parte la passione degli artisti, che spesso si nutrono di entusiasmo, non vedo molti professionisti appassionati ai progetti cinematografici a cui stanno lavorando e questo perchè spesso sono mal pagati e hanno l’onere di lavorare con pochi mezzi. Tutto questo toglie entusiasmo. Il discorso sui finanziamenti ministeriali è lungo e cosa vecchia, anche per questo spero di non averne più bisogno. E’ cosa poco nota tra la gente che non fa cinema, che un ruolo fondamentale lo ha la produzione che gestisce i soldi statali e all’orizzonte vedo molte produzioni intenzionate a prendere denaro e poche a fare anche un buon film. Purtroppo, poi, se alla fine il film avrà poco successo tutte le colpe ricadranno sul regista il regista e non sugli altri organi fondamentali alla buona riuscita del film, e questo molte produzioni lo sanno.

01/07/2009, 17:46

Simone Pinchiorri