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Per Il Cinema Italiano 2009: Luca Lucini "Considero
che l'emotività sia la base fondamentale
di qualsiasi manifestazione artistica"


Per Il Cinema Italiano 2009:  Luca Lucini
Abbiamo intervistato Luca Lucini presente a Festival di Bari per il suo film “Solo un Padre”, un pellicola che abbiamo amato e trovato importante e nobile nel panorama del cinema italiano di quest’anno.

"“Ho iniziato a lavorare sin da quando avevo 21 anni con i videoclip musicali, inizialmente con musicisti non conosciuti e poi sempre più con artisti noti come Irene Grandi, Alexia, Ligabue, Laura Pausini e Giorgia. Cattleya è stata fondamentale per me perché ha apprezzato il mio lavoro e mi ha permesso di arrivare ad esordire nel cinema prima con il cortometraggio Il Sorriso di Diana inserito nel film collettivo Sei Come Sei e poi affidandomi la regia di Tre Metri Sopra il Cielo. Con questo film il produttore voleva tastare il mercato “generazionale” del nostro paese, ma non c’era nessuna certezza dal momento che i ragazzi giovani andavano mediamente a vedere i film d’azione americani. Non pensavamo che saremmo riusciti a creare una novità nel panorama industriale del cinema italiano. In un secondo tempo ho rifiutato di fare la regia di Ho Voglia di Te perché non sono riuscito a vederla come una sfida ma anzi come una operazione, e avevo bisogno di stimoli diversi per il mio percorso di artista”.

"Uno stimolo alla mia professionalità è stato infatti sicuramente quello di avere lanciato due attori ora molto noti come Riccardo Scamarcio e Luca Argentero; sono due interpreti che considero simili per il fatto che entrambi si fanno trasportare da una dose molto forte e quindi rilevante di passione e istinto: la loro autenticità ha donato voglia e valore al mio lavoro e mi ha permesso di crescere. In ogni caso il lavoro con gli attori è uno dei lati fondamentali alla buona riuscita di un lungometraggio; sul set di solito prima li ascolto molto e solo dopo cerco di portarli nella direzione che ritengo giusta. Credo che la commedia sia un genere principe nel panorama del nostro cinema e la ritengo anche un modo per crescere; raccontare con toni leggeri un argomento forte e magari molto problematico è per esempio il punto di partenza vincente di un film come Si Può Fare, io ho fatto un po’ la stessa cosa con il mio ultimo lungometraggio che, tra tutti i miei lavori, è quello più basato sull’emotività che considero la base fondamentale di qualsiasi manifestazione artistica”.

17/01/2009, 16:00

Giovanni Galletta