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Intervista a Marcella Piccinini sul documentario "La Luna di Kiev"


Abbiamo intervistato la regista Marcella Piccinini, autrice del documentario "La Luna di Kiev", che tramite i racconti e le immagini delle "badanti" ucraine racconta la storia di una nazione che vive un momento storico-politico molto contrastante e difficile.


Intervista a Marcella Piccinini sul documentario
Come è nata l'idea per la realizzazione del documentario "La Luna di Kiev"?
Marcella Piccinini: Quando l’anno scorso ho frequentato la scuola di regia condotta da Marco Bellocchio, ci confrontammo molto sul tema de “La cura” con la finalità di realizzare un lungometraggio. Da ciò emerse il caso delle “badanti” e si parlò di ciò che ognuno di noi pensasse di loro. Mi resi conto che non volevo affrontare il tema dal punto di vista di un italiano, ma vederlo con gli occhi di una signora ucraina. Presi l’autobus per Kiev, per capire la loro situazione e scrivere una storia. Fui talmente coinvolta dal loro mondo che decisi anche di farne un documentario.

Nel suo lavoro parla delle "donne dell'Ucraina" che cercano lavoro in Italia. Come ha voluto affrontare "cinematograficamente" questo tema?
Marcella Piccinini: Il documentario è diviso in due parti: le interviste, che sono state fatte in modo tradizionale, direi, e una mia interpretazione delle immagini viste dal pullman. Questa seconda parte è quella che sento più vicina al mio mondo creativo.

Come ha trovato l'Ucraina, mentre girava il suo "reportage"?
Marcella Piccinini: Grandi fabbriche abbandonate, immense distese di campi non lavorati, aziende agricole con macchinari in disuso e tanta gente senza lavoro. Anche Kiev risente degli effetti della globalizzazione: grandi magazzini o negozi, ma la gente ha pochi soldi. C’è da dire che è mia intenzione approfondire meglio la condizione delle persone attraverso il progetto di un altro documentario sull’Ucraina che sto mettendo a punto in questi giorni. Sto cercando finanziamenti.

Si "sente" la nostalgia per la vecchia "URSS" nella popolazione Ucraina?
Marcella Piccinini: Non è semplice rispondere a questa domanda perché stiamo parlando di persone che sono passate dal vivere con delle regole imposte dallo Stato al vivere con regole imposte dal mercato e dall’economia. La condizione economica dell’Ucraina è disagiata e pertanto devono cercare lavoro fuori. Le persone che ho intervistato sono tutte persone che hanno studiato, sono magari laureate e che nell’Unione sovietica ricoprivano ruoli dirigenziali o di importanza. Viene da sé pensare che abbiano nostalgia della condizione lavorativa che avevano durante il comunismo.

Svitlana, una delle donne interviste nel documentario, dice "Le nostre donne sono abituate a fare tutto". Che differenze ha notato tra le donne dell'est e le nostre?
Marcella Piccinini: La differenza penso che stia solo nella diversa situazione economica perché, come ha detto Eugenia, una madre è sempre una madre, ucraina, italiana, ecc.: vuole il meglio per i suoi figli e farebbe di tutto per loro. Le donne italiane adesso lavorano molto e non sono più come le nostre nonne. Penso che il loro punto di vista sia uguale a quello di Eugenia: lavorare per preparare un futuro ai figli, magari trascurando il rapporto con loro. A parità di situazione economica, che per noi vuole dire tornare agli inizi del secolo, possiamo notare che le nostre donne partivano per seguire o raggiungere i loro mariti con i loro figli, le donne ucraine, in maggioranza, vengono da sole e con il loro lavoro si fanno carico del mantenimento di tutta la loro famiglia. L’unico sostegno morale viene dalla solidarietà tra di loro.

Nel documentario ci sono diverse riprese effettuate sul pullman. Ha percorso anche le la tratta Ucraina - Italia su questo mezzo come le protagoniste del suo lavoro?
Marcella Piccinini: Sì, sono andata in autobus con Michele. Noi non parlavamo l’ucraino ma le signore ci traducevano tutto e ci spiegavano. Il viaggio è durato tre giorni all’andata e tre al ritorno, con diverse soste nelle stazioni locali più o meno grandi. Un viaggio veramente pesante con dogane dove ti tengono fermo ore al freddo, senza un motivo reale, con perquisizioni senza scrupoli come potenziali persone pericolose. All’andata sull’autobus vi era comunque un’atmosfera molto calorosa: le signore cantavano, si scambiavano da mangiare guardando la televisione, ridendo e scherzando. Il capodanno l’abbiamo passato sull’autobus festeggiando; penso sia stato il capodanno più emozionante e interessante che abbia vissuto fino ad ora. Il ritorno è stato ovviamente molto più triste.

Quante ore di riprese ha effettuato e cosa ha privilegiato nel montaggio finale del film?
Marcella Piccinini: Il viaggio è durato più o meno sette giorni tra l’andata ed il ritorno; in quei giorni ho continuato a riprendere quello che mi colpiva maggiormente. Con il montaggio ho cercato di cogliere non solo la loro situazione in Italia ma anche la mentalità di queste donne come in Eugenia che parla dei tagli dei capelli. Mentre la intervistavo capivo la sua intenzione di precisare che in Ucraina non si tagliano i capelli nei giardini pubblici, ma qui l’hanno fatto. L’accento che lei mette sul fatto di pulire dopo aver tagliato i capelli prova la vergogna che Eugenia ha, ma anche la grande dignità di queste donne. Nelle sue parole trovo veramente una grande umanità e un senso estetico degno del miglior parrucchiere parigino. Devo dire che questo pezzo potrebbe essere considerato molto lungo, ma lo monterei nella stessa identica maniera perché ogni volta vi sento una grande lezione di vita. Nelle interviste ho voluto far risaltare la loro voglia di reagire a una situazione non facile trovando anche un senso comico: per esempio il racconto di Svitlana quando è venuta in Italia ed ha dormito con la sua vicina “ grossa” su un divano di pelle dell’agenzia di Roma che le trovava il lavoro. Unendovi le immagini dell’autobus ho cercato comunque di sottolineare cosa si prova a venire in Italia lasciando la propria terra e i propri affetti.

Come ha curato la fotografia di "La Luna di Kiev"?
Marcella Piccinini: Sinceramente, venendo da un background molto legato alla fotografia artistica, ho trasposto il mio stile fotografico nelle immagini in movimento. La scelta stilistica è stata guidata dall’esigenza di utilizzare la camera come se fosse lo sguardo di una donna che viaggia, ricreando con le immagini il suo percorso emotivo.

Come verrà distribuito il documentario e come crede si possa migliorare la distribuzione delle pellicole italiane in sala?
Marcella Piccinini: Il documentario è stato autoprodotto veramente con pochissimi soldi, in totale 600 euro tra il viaggio mio e di Michele, l’alloggio e il pullman. Attualmente sta passando nelle sale dei cinema dell’Emilia Romagna nell’ambito del festival Visioni italiane e della rassegna Doc in tour e verrà proiettato in quattordici. Sicuramente queste iniziative quali Doc in Tour possono avvicinare le persone al documentario, pertanto possono rappresentare una buona maniera per aiutare la distribuzione di questi prodotti. Aggiungo anche che la presenza in sala del regista che faccia una breve introduzione e spiegazione delle basi concettuali del lavoro, è risultata molto importante sia per l’autore che per lo spettatore, potendo instaurare una costruttiva discussione in merito al documentario. E’ questa la modalità con cui si svolge l’iniziativa “Fronte del Pubblico”, anch’essa patrocinata dalla Regione Emilia Romagna. Spero che aumentino sempre più queste iniziative e che si estendino in tutta l’Italia, dando così la possibilità di conoscere altre forme di cinema e documentario. Anche il il vostro sito fa un ottimo lavoro di diffusione.

Cosa ne pensa del panorama cinematografico italiano attuale?
Marcella Piccinini: Mi sembra che il panorama della cinematografia italiana sia abbastanza vivo negli ultimi anni, soprattutto molto vario. Con il progresso della tecnologia digitale i costi sono diminuiti - non proprio come il mio documentario - e quindi ciò a permesso di far sì che più registi possano esprimere le loro idee. Girando per festival quello che ho notato è che vi sono film o documentari molto interessanti che hanno potuto aver vita per il basso budget. Quindi oltre che le grandi produzioni vi è purtoppo un mondo meno conosciuto ma molto vivo. Sperando che se un messaggio è veramente forte anche con pochi mezzi arrivi a un pubblico, vi sono conferme in alcuni film recenti.

24/04/2008, 09:30

Simone Pinchiorri