Sinossi *: Un anziano burattinaio cammina in un bosco per dar vita a tronchi e radici. Nella quiete del suo laboratorio, abbozza un autoritratto. Una figura misteriosa, con la voce acuta di un pulcino, osserva le strade di Napoli.
A Casa Guarattelle, un piccolo teatro nel cuore della città, questi frammenti si ricompongono: l’uomo è Bruno Leone, maestro burattinaio; lo sguardo e la voce appartengono a Pulcinella, archetipo di resistenza e libertà, simbolo di una Napoli autentica e popolare, anima indomita del teatro di figura.
Da questo momento Bruno e Pulcinella si confrontano in un dialogo intimo tra l’uomo e la maschera, tra il tempo che scorre e la vitalità ostinata dell’arte popolare. Il loro universo, l’universo dei burattini, è uno spazio in cui immaginare un futuro diverso, un luogo ideale in cui opporsi all’idea del “non c’è alternativa”.
Pulcinella si muove autonomamente tra i vicoli e i boschi, tra città e paesaggio. È indipendente dal suo burattinaio, attraversa i confini tra realtà e immaginazione, rompe la quarta parete scomponendo e ricomponendo i limiti tra il teatro e la vita. Libero dai limiti spaziali del teatrino, lo sguardo di Pulcinella si apre sulla città di Napoli, che diventa un palcoscenico universale, e si trasforma in un atto di protesta essenziale, potente e carico di suggestione. Il burattino è insieme corpo e radice, spirito della terra e maschera comica, che si batte contro la Morte, sfida con umorismo e irriverenza le autorità, balla con la sua amata, sogna la rivoluzione.
Bruno gli dà voce e, a sua volta, ne è animato. Sin dagli anni ’70, grazie a Pulcinella, ha viaggiato per il mondo portando ovunque il teatro delle guarattelle, arte antichissima e marginale, che ha interpretato in modo originale e militante. Attraverso il corpo e la voce di Bruno e degli altri burattinai che raccolgono il suo testimone, la tradizione si rinnova e si trasforma in promessa di cambiamento.
L’utopia di Pulcinella è un film poetico e politico, contro la guerra e l’omologazione culturale. Ma è anche un atto d’amore verso quegli artisti che, con la leggerezza della fiaba, creano una sacca di resistenza dove un mondo diverso diviene possibile.