Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Sebastiano Sandro Ravagnani  (25/07/2010 @ 18:23)
Speciale Cultura "DREAMLAND": ALLA PRODUZIONE ITALO-AMERICANA I RICONOSCIMENTI DEL MIBAC E DEGLI IIC NEGLI STATI UNITI WASHINGTON\ aise\ - "Dreamland" è un’idea, un progetto, una passione, nata da un’accurata e premurosa selezione di sentimenti, con l’intenzione principale di poter trasmettere tanti valori positivi che a volte solo con i film si può fare, utilizzando un linguaggio universale capace di arrivare ai cuori di tutte le età, che è quello della volontà di non arrendersi mai, perché la vita è una cosa meravigliosa ed unica, da zero a cento anni. Opera prima del giornalista Sebastiano Sandro Ravagnani e dell’attore Ivano De Cristofaro, il film prodotto in collaborazione con la Columbu production, vuole offrire una favola moderna in cui i personaggi incantano per i loro trascorsi e la loro umanità. Lotte e corse in moto si scontrano e si intersecano lasciando emergere la storia della Little Italy di Milwaukee (in parte reale e in parte sapientemente ricostruita) con le sue vicende e le sue rivalità. Il film diventa così un caleidoscopio di emozioni e tematiche importanti ambientate nel Wisconsin del 1970 ma così reali da poter rappresentare le generazioni di ieri così come quelle di oggi in tutto il mondo. Alcuni argomenti affrontati possono essere definiti come i valori dominanti del film, in primo luogo lo sport che non è solo l’esibizione finale degli atleti (siano essi pugili, come in Dreamland o altro) ma soprattutto lunga preparazione fisica e psicologica. È proprio attraverso lo sport che permette lo sfogo delle pulsioni negative in un quartiere dominato dalle bande che è possibile ripristinare l’ordine sociale. In secondo luogo l’emigrazione. Uno dei fenomeni che ha caratterizzato la storia italiana e ha lasciato l’impronta in tutti gli Usa attraverso la nascita dei quartieri denominati Little Italy. Oggi suggestivi vicoli folkloristici, ieri luoghi della malavita e della disperazione di chi giunto in un paese straniero per far fortuna doveva assoggettarsi alle leggi delle gang per riuscire a sopravvivere. In terzo luogo lo scontro generazionale e il rapporto padre figlio. Splendide le scene con la promessa Ivano De Cristofaro e Franco Columbu in cui il rapporto tra i due diventa vivido e carico di promesse per l’intera comunità. "Dreamland", un film per tutti, si rivolge ad un pubblico generico in quanto per stile e tematiche risulta piacevole e incalzante offrendosi come una favola moderna adatta a bambini, anziani e adulti perché in fondo non c’è età per la terra dei sogni!La possibilità di offrire differenti livelli di lettura permette al film di essere apprezzato da un pubblico diversificato oltre che per età anche per abitudini e interessi. Allo stesso tempo la presenza di alcuni nomi come Franco Columbu, alcuni luoghi come la Gleason’s Gym in Brooklyn, pietre miliari del genere fondato sul pugilato permettono di rivolgersi al pubblico degli appassionati di questo sport e non solo che possiamo definire anche un target più di nicchia. "Dreamland" è un film in cui vengono valorizzati numerosi aspetti non solo umani ma anche di beni come le auto, le moto, l’abbigliamento, i prodotti culinari, le bellezze paesaggistiche dell’America e dell’Italia, e anche grazie a questo gli è valso il riconoscimento dal Ministero dei Beni Culturali e dagli Istituti Italiani di Cultura negli Stati Uniti. (aise)
Sebastiano Sandro Ravagnani  (24/06/2010 @ 21:23)
DREAMLAND: A fantastic journey through a land of dreams with Franco Columbu, Ivano De Cristofaro, Katia Ricciarelli and other actors under the direction of Sebastiano Sandro Ravagnani. What is Dreamland? Dreamland is an idea, a project, a passion, borne out of a careful and thoughtful selection of feelings. At times only through film is it possible to convey so many positive values as is the primary intention here. Dreamland uses a universal language that reaches hearts of all ages, a language that speaks of the will never to give up, because life is a unique and wonderful thing, all of life, from birth to 100 years of age. The choice of the leading characters is not a random one (Ivano De Cristofaro and Franco Columbu); their lives demonstrate how when you really want something, even if it seems impossible, if you fight for it you can achieve it. This is the first such work for journalist Sebastiano Sandro Ravagnani and actor Ivano De Cristofaro with a vast, extensive experience in the world of dreams and the superb world of Walt Disney. The challenge for Sandro as a producer and director and for Ivano as an actor stems from the desire to bring their own values beyond the small screen where Sandro and Ivano have worked and continue to work together. Oftentimes Italian cinema suffers the dichotomy between quality and the box office, with serious films set against so-called fluff movies. Dreamland wishes to bridge this gap. Through the collaboration with Columbu production, it intends to present an Italian-American co-production that make the audience feel, dream and think by combining action and important themes such as the difficult relationships between different generations, for example, between parents and their children. What are the film’s values? The film strives to offer a modern fairy tale in which the characters enchant through their escapades and their humanity. Fights and motorcycle races meet and intersect revealing the story of Milwaukee’s Little Italy (partly real and partly skillfully reconstructed) with its events and rivalries. In this way the film becomes a kaleidoscope of emotions and important themes set in 1970 Wisconsin but so real that they represent both past and present generations all over the world. Several subjects dealt with here may be defined as the film’s dominant values. The first is sports, not only the athletes’ final performance (be they boxers, as in Dreamland, or some other kind of athlete) but more so their extensive physical and psychological preparation. And it is through sports, which provides an outlet for the negative pulsations in a gang-dominated neighborhood, that it is possible to restore social order. Second is emigration – one of the phenomena that has been a feature of Italian history and has left its imprint throughout the United States with the birth of neighborhoods called Little Italy: today, charming streets and folkways; yesterday, gangster areas of crime and despair for people who came to a foreign country to make their fortune and were forced to submit to gang laws in order to survive. The third is the generational conflict and the father-son relationship. The scenes with the promising Ivano De Cristofaro and Franco Columbu are wonderful. Their relationship comes to life and is filled with promise for the whole community. For whom is this film intended? Dreamland is a film for everyone, intended for a general audience. Its style and themes make for an enjoyable and well-paced film, presented as a modern fairy tale suited to young and old and everyone in between because after all the land of dreams is ageless! The possibility to offer different levels of interpretation allows the film to be appreciated by a diverse audience of different ages, lifestyles and interests. At the same time, the presence of several names such as Franco Columbu and places like Gleason’s Gym in Brooklyn, cornerstones of boxing, make it possible to speak to a more niche target audience of boxing and sports enthusiasts as well. Dreamland is a film which highlights many human aspects as well as cars, motorcycles, clothing, food items and the scenic beauty of the American and Italian landscape, and thanks to this it has merited the recognition of the Ministry of Culture and the Italian Cultural Institutes in the United States.
Sebastiano Sandro Ravagnani  (20/06/2010 @ 16:26)
DREAMLAND: Un viaggio attraverso la fantasia nel paese dei sogni con Franco Columbu, Ivano De Cristofaro, Katia Ricciarelli, e altri attori per la regia di Sebastiano Sandro Ravagnani. Che cosa è Dreamland? Dreamland è un’idea, un progetto, una passione, nata da un’accurata e premurosa selezione di sentimenti, con l’intenzione principale di poter trasmettere tanti valori positivi che a volte solo con i film si può fare, utilizzando un linguaggio universale capace di arrivare ai cuori di tutte le età, che è quello della volontà di non arrendersi mai, perché la vita è una cosa meravigliosa ed unica, da zero a cento anni. Non a caso la scelta dei protagonisti (Ivano De Cristofaro e Franco Columbu) non sono casuali, la loro vita è la dimostrazione che quando si vuole veramente una cosa anche se impossibile, lottando la si può ottenere. Opera prima del giornalista Sebastiano Sandro Ravagnani e dell’attore Ivano De Cristofaro che grazie ad una fortificata e vasta esperienza nel mondo dei sogni e per eccellenza il mondo di Walt Disney. La scommessa come produttore e come regista da parte di Sandro e da parte di Ivano in qualità di attore, nasce dal desiderio di portare i propri valori al di là del piccolo schermo con cui Sandro e Ivano hanno collaborato e collaborano tutt’ora. Il cinema italiano a volte soffre il dualismo tra qualità e botteghino contrapponendo film impegnati ai così detti cine panettoni. Dreamland vuole superare questo divario e attraverso la collaborazione con la Columbu production offrire una coproduzione italo americana in grado di far emozionare, sognare e riflettere unendo azione e tematiche importanti come i difficili rapporti tra le varie generazioni ad esempio tra genitori e figli. Quali sono i suoi valori? Il film vuole offrire una favola moderna in cui i personaggi incantano per i loro trascorsi e la loro umanità. lotte e corse in moto si scontrano e si intersecano lasciando emergere la storia della Little Italy di Milwaukee (in parte reale e in parte sapientemente ricostruita) con le sue vicende e le sue rivalità. Il film diventa così un caleidoscopio di emozioni e tematiche importanti ambientate nel Wisconsin del 1970 ma così reali da poter rappresentare le generazioni di ieri così come quelle di oggi in tutto il mondo. Alcuni argomenti affrontati possono essere definiti come i valori dominanti del film, in primo luogo lo sport che non è solo l’esibizione finale degli atleti (siano essi pugili, come in Dreamland o altro) ma soprattutto lunga preparazione fisica e psicologica. E’ proprio attraverso lo sport che permette lo sfogo delle pulsioni negative in un quartiere dominato dalle bande che è possibile ripristinare l’ordine sociale. In secondo luogo l’emigrazione. Uno dei fenomeni che ha caratterizzato la storia italiana e ha lasciato l’impronta in tutti gli Usa attraverso la nascita dei quartieri denominati Little Italy. Oggi suggestivi vicoli folkloristici, ieri luoghi della malavita e della disperazione di chi giunto in un paese straniero per far fortuna doveva assoggettarsi alle leggi delle gang per riuscire a sopravvivere. In terzo luogo lo scontro generazionale e il rapporto padre figlio. Splendide le scene con la promessa Ivano De Cristofaro e Franco Columbu in cui il rapporto tra i due diventa vivido e carico di promesse per l’intera comunità. A chi si rivolge? Dreamland, un film per tutti, si rivolge ad un pubblico generico in quanto per stile e tematiche risulta piacevole e incalzante offrendosi come una favola moderna adatta a bambini, anziani e adulti perché in fondo non c’è età per la terra dei sogni! La possibilità di offrire differenti livelli di lettura permette al film di essere apprezzato da un pubblico diversificato oltre che per età anche per abitudini e interessi. Allo stesso tempo la presenza di alcuni nomi come Franco Columbu, alcuni luoghi come la Gleason’s Gym in Brooklyn, pietre miliari del genere fondato sul pugilato permettono di rivolgersi al pubblico degli appassionati di questo sport e non solo che possiamo definire anche un target più di nicchia. Dreamland, è un film in cui vengono valorizzati numerosi aspetti non solo umani ma anche di beni come le auto, le moto, l’abbigliamento, i prodotti culinari, le bellezze paesaggistiche dell’America e dell’Italia
Sebastiano Sandro Ravagnani  (28/02/2010 @ 14:41)
Nel gennaio del 1950 L'Italia era appena uscita piuttosto malconcia dalla guerra, con le proprie industrie e le città a pezzi e il commercio alimentare ancora in mano alla borsa nera, ma nei nostri padri c'era tanta voglia di ricominciare e molti di loro di emigrare verso altri paesi e soprattutto alla ricerca del sogno Americano. Così mese dopo mese i centri urbani tornavano a riempirsi di vita, dappertutto era un fiorire di cantieri, le saracinesche dei negozi venivano schiodate e tirate su e nelle strade tornava movimento. C'era voglia di ricominciare, di esorcizzare il passato, di tornare a cantare con Sanremo, di ballare e di andare al cinema per ricominciare e rivivere sognando e realizzando la propria vita. Gli anni cinquanta furono un po' tutti così, sospesi tra i drammi della ricostruzione e l'entusiasmo di guardare avanti, di voltare pagina. Con la radio arrivavano melodie nuove e ruggenti, che facevano sognare. I giovani lavoravano sodo e alla sera volevano divertirsi, recuperare con rabbia il tempo trascorso fra gli orrori della guerra. Bar e sale da biliardo e da ballo si riempivano di bande di scalmanati, a piedi, in vespa o la storica lambretta, i più fortunati arrivavano in auto, magari con la eccezionale "Topolino", stracarica di amici. Tra le luci basse e l'alcol che scorreva a fiumi, al suono vellutato della musica americana sbocciavano violenti i primi amori del dopoguerra. Anni romantici, i '50, velati di storia e di sudore, segnati dal passato ma votati al futuro. Nei "pidocchietti" di periferia, pieni e affumicati, le coppiette si stringevano guardando il film e sognavano. Il bel paese non dava loro ancora certezze e i giovani non faticavano a riconoscersi in un anticonformista Marlon Brando di Fronte del porto o nel tenebroso James Dean di Gioventù bruciata. Erano anche gli anni di Brigitte Bardot e di Elvis Presley, dei primi jeans e bikini, dei tacchi a spillo, agli albori di un consumismo che sarebbe arrivato, di lì a breve, con il boom economico del '61. Ma intanto erano ancora tempi difficili e anche se sugli schermi andava la dolce vita, politica e società avevano delicati e precari equilibri, l'economia stentava a riprendere al sud mentre il nord era già industrializzato. Pur tuttavia c'era entusiasmo, si metteva su famiglia e si facevano "le cambiali" per comprare una casa. I "due cuori e una capanna" erano non l'eccezione, ma lo standard dei progetti di vita era poter avere tanti figli, in un momento in cui anche la più piccola conquista sociale ed economica aveva il suo grande valore. Un popolo di "vitelloni" e di "poveri ma belli" alla ricerca del sogno, possibilmente americano, in un paese che aveva voglia di crescere e diventare grande. Ed è proprio cosi che molti il sogno americano lo rincorsero tra i vari Stati d’America . E il nostro cinema correva, non riusciva a registrare un trend, un disagio, un evento particolarmente rappresentativo che già il mondo era mutato. Una ricchezza così fertile di temi, tutti tipicamente e originalmente italiani, il nostro cinema non sarebbe più riuscito ad averla. Da Monicelli a Germi e a De Filippo, da De Sica a Lizzani, da Fellini a Visconti, per continuare con Steno, Risi, Camerini... Una vitalità infinita di idee, di copioni ben curati, di scene così studiate da poter essere appese al muro, fotogramma per fotogramma. Se un decimo appena di tanta ricchezza potesse confluire nel cinema di oggi, avremmo risolto tanti problemi. L'Italia stava diventando adulta, ma grande era già il suo cinema. E se l'America ci proponeva Dean e Brando, il cinema italiano parlava sopratutto napoletano, con un Totò al massimo della forma, ma anche romano con un Sordi agli inizi. I primi amori, i primi uffici ed impiegati, i primi imbrogli, furti, bidoni all'italiana sullo schermo. Ma anche tanto neorealismo, per non dimenticare da quale dramma si fosse usciti, per indicare la strada per uscirne del tutto. Questa capacità del cinema italiano di sognare, ma con i piedi ben piantati nella realtà quotidiana, si sarebbe esaurita con l'avvento del boom economico, con la nascita della "commedia all'italiana" e del ricchissimo filone mitologico (Sansone, Maciste & co) con cui tanti registi italiani avrebbero addirittura, a partire dal 1960, sbancato Hollywood. La gente comune però tirava ancora la cinghia, sopratutto nel sud, dimenticato dalle fabbriche. Man mano che nel nord crescevano le industrie, questa lacerante e profonda cesura creava le premesse ad una massiccia emigrazione interna, dal meridione, legato ad una arretratissima e inefficiente agricoltura, verso le fabbriche d'auto e di tessuti del nord. Il "Fronte del porto" italiano era duro, ma l'ottimismo era alto e l'Italia cresceva, in pieno boom demografico. La famiglia, il calcio e le uscite con gli amici riempivano il tempo libero, i pochi che se la potevano permettere guardavano la tv, appena nata. Negli anni 60 la guerra cominciava a diventare un ricordo e la verità storica si stemperava nella fiction cinematografica. Un trend, quello dell'attualità recitata, che sarebbe rimasto vitale anche nel decennio successivo, grazie a Lizzani (L’oro di Roma ; Il processo di Verona ); a Rosi (Uomini contro ; Il caso Mattei ); a Ferrara ( Il sasso in bocca ), a Damiani con Girolimoni e Vancini con Il delitto Matteotti. Negli anni 60 i "mattatori" sfrecciavano per le strade e le spiagge si riempivano, per le prime vacanze di massa, di ombrelloni trasformati in cabine di fortuna grazie a un telo teso tutto intorno. Nel frattempo (1964) gli USA invadevano il Vietnam e la contestazione giovanile si trasformava in movimento di massa. Viaggiare a cavallo di una moto, con il vento in faccia, rappresentava una passione, di più, un rito iniziatico e il filone "on the road" invadeva gli schermi USA. E' in questo periodo che nascono in Inghilterra i Beatles ed è subito mito. Da questo momento in poi, per più di vent'anni, i barbieri faranno magri affari con i giovani della "beat generation". La metà del decennio assiste alla motorizzazione di massa, con la nascita di vetture squadrate e veloci come la "Giulia" e con le targhe "milionarie" di Milano e Roma. Poi arriva il 68 che travolge tutto e tutti. Mentre nasce il fenomeno canoro di Lucio Battisti la contestazione studentesca si incontra per la prima volta con il movimento operaio e i cortei sciamano per tutta Italia. Ma è il mondo intero a ribollire : i russi hanno già invaso Praga e il prolungarsi della guerra in Vietnam fa lievitare il malcontento e la contestazione negli USA. In Italia il cinema tenta di inseguire i movimenti operai e studenteschi, ma mentre l'uomo arriva sulla luna il bel paese precipita nella strategia della tensione con le bombe a piazza Fontana . "..La prima alcova sui sedili reclinabili della cinquecento regalata da papà . Dieci copie del Manifesto comprate e distribuite gratis per eleggere Valpreda e salvarlo dalla galera. L'eskimo, le minigonne, il pathouli di Molaiem, i maglioni norvegesi di lana cruda. La chitarra, Battisti e le ragazze. Tante, forse anche troppe. Mischiare tutto e agitare forte. Ecco il groviglio, turbinoso e romantico, agitato e incoerente di quegli anni. Una sindrome di insoddisfazione repressa, del mangiarsi la vita senza neanche assaporarla. Un sopravvissuto senza coscienza di esserlo, ecco chi ero.." Con queste parole, riprese dal soggetto inedito "Prapers" che trovate fra gli inediti di Cinemando, entriamo nel decennio che porta al 1980, uno dei più convulsi e travagliati della nostra storia recente : il terrorismo, la caduta verticale di credibilità delle istituzioni, la crescita progressiva di un disagio sociale ed economico. Il boom è passato e tutta l'economia occidentale fa già i conti con l'imprevista crisi petrolifera e il conseguente generalizzato aumento dei prezzi. L'Italiano conosce le prime domeniche di "austerity", con l'auto ferma in garage e le passeggiate a piedi in mezzo alle strade. Le assemblee degli studenti diventano occupazioni, poi cortei. Tempi davvero difficili. Terrorismo, bombe, alla fine la morte di Aldo Moro, il padre del "compromesso storico" con il Partito Comunista, rimasta ancora oggi parzialmente avvolta nel mistero. Il cinema annusa l'aria pesante e spesso preferisce ignorarla, rifugiandosi nel disimpegno un po' trash di una "commedia all'italiana" sempre più nuda e volgarotta. E' invece dall'America che arrivano segnali importanti di analisi autocritica del mito americano : Easy Rider (1969) ; Fragole e sangue (1970) ; Un uomo da marciapiede (1969) ; Soldato blu (1969) con una indimenticabile Candice Bergen; e ancora L'Impossibilità di essere normale (1970) ; Zabriskie Point (1970) diretto da Antonioni, giusto per citarne alcuni, sono film che lasciano il segno, come qualche anno prima, nel 1967, aveva fatto "Il Laureato" di Nichols. Pellicole che raccontano un american dream per la prima volta a corto di certezze, ma certamente più dotato di autocritica di quanto lo fosse il cinema italiano in quel momento. nel nostro paese l' esigenza giovanile di rinnovamento viene invece "filtrata" attraverso digressioni storiche o geografiche (San Michele aveva un gallo - 1972 ; Allonsanfan - 1974 ; Milarepa -1972; etc.) , raramente trattando direttamente l'attualità del conflitto generazionale (Padre padrone - 1977) e questa disattenzione si traduce nei fatti con un progressivo disinteresse dei cinema "d'essay" (quelli più frequentati dai giovani) per le pellicole italiane, alle quali viene preferito Bunuel (Bella di giorno- 1958; Il fascino discreto della borghesia - 1972 ); Jodorosky (El topo; La montagna sacra; Il paese incantato) Bergman, etc. Unica eccezione Pier Paolo Pasolini con i suoi "Il Decameron"(1979), "I racconti di Canterbury"(1971), "Il fiore delle mille e una notte"(1974), "Salò o le 120 giornate di Sodoma"(1975), giusto per citare alcuni titoli della copiosa produzione del poeta, scrittore e regista ucciso a Ostia nel 1975. Un decennio di travagliata e sofferta trasformazione, quello degli anni '70. Che porta chiaramente dentro di se già i segni di un mondo futuro più caotico e globale, che sente fortemente l'ideologia come tessuto connettivo, ma al tempo stesso non rinuncia al privato. Uno scenario difficile, ma assolutamente non "buio" come molti l'hanno definito. Un periodo in cui le domande, sopratutto dei più giovani, erano abbondantemente di più delle risposte che a loro venivano date. E le risposte spesso erano anche sbagliate. Grazie a Federico Fellini e ai grandi maestri del cinema che mi hanno indicato attraverso le loro opere e i loro sacrifici la strada verso la vita da percorrere. Sandro Ravagnani
Sebastiano Sandro Ravagnani  (28/02/2010 @ 14:33)
ITALIAN IMMIGRATION AND LITTLE ITALY IN USA Immigration represents one of most important characteristics of Italian history. Of half a million immigrants in the year 1901, 300.000 went to USA. Their number grew during the first word war. In 1913, 900.000 Italians left their Country. In this year a big Italian community was born in USA (they were called Litte Italy). During the 1960s emigrants aim was not to find work, became rich and go back home ; they wanted to became someone in the Country where they now lived. Immigrants wanted to escape poverty or ethnic and religious persecutions. This was the main reason for mass emigrations. For Italians the real reason was mostly because of poverty . The first emigrants came from the northern Italy: Veneto, Friuli, Lombardia and Piemonte. Only by the half of 1800's emigration regarded also southern Italy: Campania, Sicilia and Calabria because of agriculture crisis. In the first part of 900's we had the top of emigrations trend. At that time problems with unemployment were high and bad conditions of civil structure, economy and politics. Immigration was seen as the only way to get out from the crisis and to improve conditions of life with a new horizon to explore. When we think about immigrants in the USA we think about a myth, the myth of “self made man” but reality is much different. A very small number of immigrants who went to USA has found fortune and has become really rich. Most of them died in poverty in the district of Little Italy or were sent back to Italy . The first main difficulty was to arrive in USA. Conditions of travel were a hard natural selections, many died for hunger and diseases. Between 1880 and 1915 there were 4 millions of Italian arriving to the USA and for each of them the impact with new word was very difficult. They were amassed in the building of Ellis island after weeks of travel. They had to pass a test about their physical conditions and they had to prove that they had a job. Only if they overcome this first step they could live Ellis Island. For the severity of this tests Ellis island was called “the isle of the tears”. The Country which the symbol is Statue of Liberty, a statue that speaks about the possibility for each man to have a life, sent back home our fellow-country men for something that appeared much as xenophobia. Italians in USA was called “bat”, “black dago”, “chianti” and with other mock names. People of the other Country saw Italians as dirty, ignorant, lazy, full of arrogance and criminal for nature. For this reasons our immigrants were exploited. They needed work, home and instruction so they relate to people who knew a bit of English, usually this people transformed their necessity into a lucrative business. Immigrants often didn’t have sleep in the same place from a night to another; they were crammed in overcrowded ghetto houses of Little Italy, they were border. They were emarginated by the people of other countries so they preferred to stay together in specific places. These places for the poverty of their inhabitants become soon a dangerous and unhealthy ghetto. In the main Americans cities were born Little Italy this way, they were the districts were Italians were living. The official languages of this districts were Italian’s dialects and there were shops that sold goods made in Italy. Here Italians were amassed in tenements, buildings of several floors long and short, and often they died for the unhealthy conditions. Violence in Italian’s ghetto really happened, but it was painted by other foreigners and americans, like part of Italian culture like the costume to eat pasta with tomatoes. For our immigrants to stay out of criminal gangs was very difficult because without their help it was almost impossible to survive with the poverty and the ostility of people of other nationality. The boss was an important protection and helped finding jobs. He was a middleman for emigrants that were disoriented in a new Country. The boss found men to work for train company and the building trade and he changed the vote of this men with contracts for the constructions of public building. For this service he asked the pay if an honorary (bossatura). The tradition of “bossism” is born. For Americans we have been considered for a long period of time only the slothful people of pasta and mafia. Instead most Italian immigrants have been very important for the growth of America. But for this men remained always a question they asked themselves if it was better to preserve Italian traditions or was better to sacrifice the own cultural identity on the altar of integration.

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