Sinossi *: AURORA si apre su un desktop — la letterale interfaccia della schermata di creazione dei personaggi di The Sims 4 — e ne fa un atto d’accusa. Gianfelici documenta la produzione sistematica del proprio avatar: lo stesso volto applicato a una serie di corpi distinti, ognuno modellato secondo i parametri estetici codificati dal gioco. La moltiplicazione è l’argomento. Nessun corpo è sufficiente; l’identità non è un dato ma una variabile, perfezionabile verso una norma che il sistema ha già stabilito. Le mod personalizzate che utilizza — overlay di cellulite, pacchetti di capelli, skinblend — non sono decorazione ma prove: strumenti di ottimizzazione importati in uno spazio che era già un motore di ottimizzazione, ognuno un ulteriore strato dell’apparato della bellezza reso in codice. Sette variazioni della stessa figura, vestite con biancheria intima di pizzo nero, si muovono poi attraverso un interno domestico popolato da specchi, tapis roulant e postazioni trucco: l’infrastruttura della regolazione corporea organizzata, con una precisione che risulta al tempo stesso satirica e soffocante, in un’unica stanza. Su tutto questo scorre una voce, intima, frammentata, rivolta alla sorella minore di Gianfelici. La scelta dell’interlocutrice è esatta: una sorella è la persona a cui si potrebbe tentare di trasmettere qualcosa di diverso da ciò che è stato trasmesso a sé stesse, e il voice-over abita quell’ambizione senza idealizzarla. Non spiega le immagini, semmai le contraddice, oscillando tra conformità e rifiuto, nominando la condizione psichica che il film documenta: la consapevolezza che lo sguardo è costruito, affiancata alla difficoltà di sottrarsi ai suoi effetti. AURORA si chiude con un gesto di interruzione che non risolve la tensione quanto piuttosto insiste che la tensione è esattamente il luogo in cui il pensiero deve restare.