Sinossi *:
Sin da giovanissimo, facilitato in questo dai racconti degli anziani di Gairo, dove era nato, Antonio Zara scopre e coltiva la passione per la ricerca archeologica visitando Nuraghi e grotte. Trasferitosi a Carbonia con la famiglia, suo padre lavorò come minatore, a 14 anni fa la sua prima scoperta all’interno di un tafano sul Monte Crobu, dove rinviene il corredo funebre di una sepoltura neolitica. Antonio decide di consegnare i materiali ritrovati all’allora Ispettore Onorario della Soprintendenza, Vittorio Pispisa, il quale, comprese le potenzialità ed il talento di Antonio, lo porta con se quando visita diversi cantieri archeologici del Sulcis Iglesiente. La possibilità di vedere gli archeologi al lavoro fa crescere in lui la voglia di esplorare il territorio, e così un pomeriggio di ottobre del 1962, a sedici anni, Antonio Zara scopre il Tofet di Monte Sirai, l’area sacra dove venivano custodite le ceneri dei bambini morti prematuramente o sacrificati. La scoperta, di straordinaria importanza, da il via ad una lunga serie di campagne di scavo, che hanno consentito di riportare alla luce l’antico abitato Fenicio-Punico. La partecipazione ai primi scavi di Sirai come volontario, gli consente di apprendere le tecniche di gestione di un cantiere archeologico, e in seguito di essere assunto come Assistente agli scavi dalla Soprintendenza. Nel corso degli anni si dedica agli studi e partecipa a decine di campagne di scavo. Grazie alla sua innata capacità di “leggere” il territorio e al suo intuito, scopre diversi siti archeologici di rilevante importanza.



Note:
Testi tratti dai libri di Antonio Zara IO C’ERO - I RACCONTI DELL’ASSISTENTE; I RACCONTI DEL POZZO.
Fotografie: ANTONIO ZARA, UGO VIRDIS, PIERO BARTOLONI, PETER PAUL MACKEY
Immagini di archivio: UFFICIO STAMPA RAS, DC Spes

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