I viaggi di Roby

Osceno


Regia: Giuseppe Boccassini
Anno di produzione: 2012
Durata: 10'
Tipologia: cortometraggio
Genere: arte/avventura/sperimentale
Paese: Germania/Italia
Distributore: n.d.
Data di uscita: n.d.
Formato di ripresa: Mini DV, Super8, 35mm
Formato di proiezione: DV, colore e bianco/nero
Titolo originale: Osceno
Altri titoli: Obscene

Sinossi: L'osceno, il porno è il luogo fisico in cui l'atto si fa esclusivamente performativo, né metaforico, né tanto meno rappresentativo, così come avviene nello sport. E' il corpo stesso all'interno del porno a costituire lo scenario e lo spazio dell'azione. L'attore si limita ad una funzione performativa di carattere meccanico, compiendo l'azione drammatica senza introspezione psicologica. In questo modo l'azione è patita dal soggetto e il corpo diviene mero oggetto. Durante le riprese si è fatto uso di pellicole super8 amatoriali e 35mm di vecchi film i cui fotogrammi sono stati sovrapposti fisicamente all'ottica della macchina digitale e ne hanno determinato le trasparenze di colore e la luminosità. Sono anche stati usati altri filtri analogici quali lenti di ingrandimento e deformanti, vecchi obbiettivi di macchine fotografiche, tubi in cartone e plastica, barattoli di vetro, gelatine colorate. Questo aspetto porta Osceno in uno spazio fisico meno riconoscibile, verso l'astrazione. Il formato digitale MiniDv scherza nostalgicamente con l'iperrealismo dei mezzi moderni, dell'alta definizione

Note:
"Osceno" si apre e si chiude nell'ombra di un vecchio fotogramma di pellicola cinematografica in bianco e nero 35 mm in cui la mente di un uomo è attraversata da un occhio che guarda verso lo schermo e che si dissolve nel finale al suo interno. La de-costruzione avviene attraverso l'utilizzo di una camera MiniDv che riprende alcuni filmati porno concentrandosi solo su alcuni dettagli anatomici. Durante le riprese si è fatto uso di pellicole super8 amatoriali e 35mm di vecchi film i cui fotogrammi sono stati sovrapposti fisicamente all'ottica della macchina digitale e ne hanno determinato le trasparenze di colore e la luminosità. Sono anche stati usati altri filtri analogici quali lenti di ingrandimento e deformanti, vecchi obbiettivi di macchine fotografiche, tubi in cartone e plastica, barattoli di vetro, gelatine colorate.

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