Leone Ginzburg, una Passione Civile


Regia: Florence Mauro
Anno di produzione: ancora in produzione
Durata: 70'
Tipologia: documentario
Paese: Italia/Francia
Produzione: Graffiti Doc; in collaborazione con Zadig Productions
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Formato di ripresa: Dolby
Titolo originale: Leone Ginzburg, una Passione Civile
Altri titoli: Leone Ginzburg, a civil passion

Sinossi: "Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” scrive Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il gattopardo. Una delle abitudini storiche dell’Italia è di voltare pagina senza aver affrontato alla radice i suoi problemi; tra questi, il suo rapporto profondo con il Fascismo. Si è trattato di una parentesi? No. E invece nessun dibattito in Italia segue questo periodo politico, un periodo cruciale, troppo violento per non avere segnato le coscienze. In Germania, una riflessione c’è stata. In Italia, nulla.
Nel nome della continuità dello stato, l’epurazione amministrativa è benevola. Quanto all’epurazione giudiziaria, essa è stata terribilmente compiacente. Il 28 aprile 1945, Benito Mussolini viene giustiziato. Il 22 giugno 1946 il Governo (Ministro della Giustizia è, all’epoca, Palmiro Togliatti) proclama l’amnistia politica.
Un anno solo separa questi due eventi… L’inizio dell’Italia senza memoria.

La rapida rimozione della frattura ha permesso che si affermasse un’immagine edulcorata della società italiana del Ventennio, circoscrivendo l’essenziale dello scontro a dopo la caduta di Mussolini, tra il 1943 e il ‘45, e così dimenticando o minimizzando l’esempio di chi, senza sperare in un rivolgimento imminente, fu perseguitato e spesso pagò con la vita la propria radicale opposizione alla dittatura fascista.
Tra gli esempi luminosi dei Rosselli, di Gobetti, Matteotti e molti altri, spicca solitaria la parabola di Leone Ginzburg, lo straniero, l’ebreo, colui che abbraccia l’impegno civile con più consapevolezza e determinazione degli altri, perché la sua devozione è rivolta a una patria adottiva, a un’identità di elezione.
La sua morte a soli 34 anni a Regina Coeli sotto la tortura nazista; gli anni del confino; l’impegno nel Partito d’Azione e in Giustizia e Libertà; il lavoro editoriale all’Einaudi, di cui è il grande ispiratore, fanno di lui una figura centrale della cultura e dell’identità torinese negli anni in cui questa si afferma come punto di riferimento morale e intellettuale per la nazione, punta di diamante di un’Italia che continua a lottare per difendere i suoi valori più alti.
Tornare oggi a esplorare la figura di Leone Ginzburg significa, in un tempo di disgregazione del senso profondo delle istituzioni e di dubbio radicale sui valori fondanti della vita associata, interrogarsi sulle basi stesse del rapporto tra i cittadini, e in particolare, i giovani (Leone e i suoi amici cominciarono a lottare sui banchi del liceo d’Azeglio), e la politica, alla ricerca di un fondamento comune, di una scintilla ideale, da cui ricominciare.

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