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locandina di "Bateau Ivre"

Bateau Ivre


Regia: Chafik Allal, Claudio Capanna
Anno di produzione: 2012
Durata: 94'
Tipologia: lungometraggio
Genere: drammatico/sociale
Paese: Italia/Algeria/Belgio
Produzione: Pacha Films; in collaborazione con Collectif Paulo Freire, Atelier Alfred
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Formato di proiezione: DCP, colore
Ufficio Stampa: Valentina Olivato
Titolo originale: Bateau Ivre

Sinossi: Un professore porta la propria classe in gita su un battello lungo il canale Bruxelles-Charleroi, in Belgio. Gli allievi sono per la maggior parte immigrati di origine africana.
Alla classe era stato assegnato il compito di leggere il romanzo “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad per poi discuterne quel giorno insieme. L'insegnante tenta di raccogliere impressioni e commenti tra i suoi studenti, anche attraverso delle provocazioni piuttosto esplicite. Sceglie di concentrarsi, in particolar modo, sul tema del colonialismo e sulle sue implicazioni nel rapporto tra la popolazione africana e quella europea. Le reazioni che otterrà saranno totalmente inaspettate e condurranno a momenti di conflittualità e tensione.

Ambientazione: Bruxelles (Belgio) / Charleroi (Belgio)

Note:
"Bateau Ivre" nasce all'interno di un percorso di alfabetizzazione di una classe d'immigrati nella città di Bruxelles. L'arte del filmmaking e un corso di recitazione sono state proposte come attività formative complementari.
Il professore di recitazione Jean-Michel Vovk svolge il ruolo del formatore, mentre gli allievi del corso di alfabetizzazione sono gli altri attori.
La lunga scena della classe, poi diventata la struttura portante di "Bateau Ivre", è stata costruita attraverso una serie di momenti d'improvvisazione. Le tematiche comuni assegnate fungevano da nodi narrativi da cui i partecipanti potevano partire per esprimersi e reagire in totale libertà. In questo modo si è venuta a creare una trama al cui interno si iscrivono, in modo del tutto spontaneo, climax di conflittualità e variazioni del ritmo.
Abbiamo deciso di lavorare senza una sceneggiatura così da costruire la drammaturgia attraverso la gestualità degli attori. I loro sguardi, i loro movimenti non seguono alcun dettame, se non l'istinto che si rapporta, a livello inconscio, con il retaggio culturale di cui sono portatori. Conseguenza di tale scelta è stata l'utilizzazione del paesaggio come elemento della narrazione.


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