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locandina di "Alpha Centauri"

Alpha Centauri


Regia: Giovanni Runci
Anno di produzione: 2014
Durata: 81'
Tipologia: lungometraggio
Genere: horror
Paese: Italia
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Formato di proiezione: HD, colore
Titolo originale: Alpha Centauri

Sinossi: In una cupa e claustrofobica città del Nord, un uomo è allo specchio: si chiama Sebastiano Spaziani, è un ispettore di polizia; indaga sulla morte di due ragazzi, brutalmente uccisi. Lu è invece una giovane tatuatrice, dall’adolescenza inquieta e con un presente misterioso. Con l’aiuto del dr Fleming, il medico legale incaricato delle perizie, Spaziani giunge ad ipotizzare che le vittime praticassero riti satanici; forse, anche Lu è coinvolta negli omicidi. Intanto, la vita privata dell’ispettore, si sfalda: la figlia Erika scompare in un rave party, la moglie si ammala irreversibilmente. Egli riesce a stabilire un contatto con Seefr, il fratello di Lu, unico tramite per poter rintracciare la figlia. Tuttavia il Male e’ dietro la porta…

Ambientazione: Vienna (Austria) / Milano / Gallarate / Busto Arsizio

Note:
Girato tra Vienna, Milano, Gallarate e Busto Arsizio, il film trae origine dalla convergenza di diverse esigenze registiche: da una parte, quella di seguire l’iter creativo delle opere precedenti, quest’ultime caratterizzate da una parossistica introspezione del lato più torbido dell’animo umano; dall’altra, quella di raccontare una storia nella quale potessero confluire elementi rappresentativi del cinema noir d’ autore, da Hitchcock ad Aldrich, da Friedkin ad Argento, tuttavia filtrati in un’ ottica visionaria, soggettiva e contemporanea. Gli eventi del film si consumano in un contesto volutamente decadente, specchio di una decadimento che è al contempo ambientale e morale, dove la speranza lascia apparentemente il passo ad una solitudine incolmabile, prodotto di scarto di un microcosmo, inevitabilmente proiettato verso il “ no future ”. Il pessimismo di cui è intrisa l’ Opera, assume spesso la tonalità verde della muffa, il colore di tutto ciò che è stantio e non si evolve. È come se i personaggi del film, cercassero di ribellarsi alla staticità imposta loro dal copione; è una staticità strutturale che deriva da una scelta mirata del regista, ovvero quella di effettuare le riprese in ambienti angusti, tali che potessero stimolare negli attori stessi una reazione fisica alla costrizione di dover recitare in un background ostile. Essi dovevano vivere materialmente il peso di una degradazione che a quel punto smetteva di essere mera finzione. Vi era da ultimo la volontà del regista di prendere le distanze da quel cinema italiano che si ostina a privilegiare la banalità dei contenuti, alla forma del pensiero

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