FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - "I Fili dell'Anima": Un
viaggio dentro la Compagnia Carlo Colla & Figli
Sulla riva del lago di Como, a Corenno Plinio,
Franco Citterio si china a raccogliere un pezzo di legno che l’acqua ha lisciato per anni. Lo rigira tra le dita, lo soppesa, ne studia le venature come un rabdomante. In quel frammento qualunque vede già un volto, forse un mento ostinato o uno sguardo da brigante, in attesa soltanto di essere liberato dalla sgorbia. Dopo un pranzo, comincia da qui il viaggio dentro la Compagnia Carlo Colla & Figli, la più longeva dinastia di marionettisti italiana. Oggi la famiglia non c’è più a reggerne i fili. Dopo la scomparsa di
Eugenio Monti Colla, l’ultimo dei Colla a calcare il ponte di manovra, la compagnia è passata nelle mani di chi alla loro scuola si era formato: allievi diventati maestri, custodi di un’eredità ricevuta per elezione.
Quello di
Francesco Fei, presentato tra le Proiezioni speciali della Festa del Cinema di Roma, è un documentario di bottega. Si potrebbe scambiarlo per l’elegia di un mestiere in via d’estinzione, ma c’è dell’altro. Nei laboratori dell’Atelier Colla il tempo segue un orologio tutto suo, scandito dall’odore dei trucioli e dal fruscio dei tessuti. Spuntano fondali dipinti a tempera come quinte d’opera, mantelli imbastiti punto dopo punto, parrucche minuscole pettinate con pazienza da miniaturista. Dal soffitto pende una folla immobile di re, soldati, fate e dame, appesa ai propri fili come a un respiro trattenuto. Accanto a Franco si muovono Maria Grazia, Cecilia, Giovanni e gli altri della compagnia, una famiglia d’adozione tenuta insieme da un sapere che passa da un banco di lavoro all’altro per osmosi, più che per lezione.
Fei, che nei ritratti di Segantini e Pellizza da Volpedo aveva cercato la pittura dentro l’inquadratura, qui rovescia la prospettiva e si mette in ascolto della materia. La macchina da presa segue il legno raccolto sulla riva fino al banco dell’intaglio, poi tra pennelli, aghi e bilancini, fino alle luci della ribalta milanese. Il legno di lago diventa testa, la testa si fa personaggio, il personaggio trova un passo e una voce. Nel presente del laboratorio affiora a tratti la voce di
Eugenio Monti Colla, consegnata a un’intervista di repertorio. È l’ultimo dei Colla che parla ai suoi allievi da un altro tempo, e il film lascia che il maestro e chi ne ha raccolto il testimone si passino la parola attraverso il montaggio. A cucire i frammenti provvede la colonna sonora di Morgan, protagonista anche dell’altro documentario che Fei porta quest’anno alla Festa, Non importa dove.
Che cosa significa ereditare un’arte da chi non è più? Fei si guarda bene dal teorizzare. Preferisce osservare la dedizione quasi monastica di chi ha raccolto il testimone e passa la vita sopra il boccascena, invisibile per contratto, a governare figure che rubano tutti gli applausi. La marionetta danza e il pubblico applaude lei, ignaro delle dita che la muovono. È su quelle dita, e sulla fedeltà di chi ha scelto di continuare, che qui si accendono i riflettori.
23/10/2026, 10:45
Olivia Fanfani