FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - Michele Braga:
"La musica per Giulia Cecchettin"
Michele Braga è uno dei compositori di musica da film più richiesti e apprezzati del cinema italiano contemporaneo: alla Festa del Cinema di Roma ha presentato "
Se domani non torno" di Paola Randi, dedicato al femminicidio di Giulia Cecchettin.
Come hai lavorato a questa colonna sonora?
Al netto della storia, che è veramente delicata, una delle maggiori difficoltà per me è stata evitare un eccesso di retorica, non avremmo fatto un buon servizio al film, che è su Giulia ma anche su tutto ciò che è nato dopo, è quasi diviso in due, su quel sentimento collettivo nasce la voglia di raccontarla.
La musica doveva raccontare la normalità di una famiglia, la loro quotidianità, e poi il momento devastante che si ritrovano a vivere, la ricerca di comprensione, soprattutto da parte del padre, che segue ciò che l'altra figlia, Elena, decide di dire, la presa di coscienza loro e poi della società intorno a loro.
Raccontarlo senza retorica, con la massima apertura per arrivare a più persone possibli, era molto difficile: gli attori sono stati bravi e la musica è andata in questa direzione: quando bisogna essere edificanti e raccontare il singolo che diventa collettivo, si attrezza in modo diversa, mentre la prima parte è più intimista.
Come è stato lavorare con Paola Randi?
Paola è molto interessata e attenta alla parte musicale. Il nostro lavoro è iniziato con un dialogo musicale su temi liberamente ispirati alla sceneggiatura e le prime immagini che avevo visto, il primo tema scritto è quello che racconta Gino nella sua quotidianità, volutamente intimista con sonorità anche leggermente usurate, le ho passate dentro un registratore a nastro, c'è un pianoforte un po' distorto... Volevo dare contemporaneità al suono e non una eccessiva definizione, quando devo raccontare la realtà non riesco lascio sempre qualcosa di aperto, leggere l'oggi è difficile anche musicalmente!
A Venezia avevi realizzato le musiche di "Balcanica".
In quel caso è nato il tema centrale prima che girassero, c'era questa necessità essendo i protagonisti due musicisti, con la tuba, sulla rotta balcanica. C'è un tema per due tube che risulta come scritto da loro, molto semplice ma con un suo calore e una sua semplicità, che potesse essere arrangiato per un ensemble più ampio. L'idea era dare alla musica lo spazio che aveva nella realtà, si inizia con un cartello che spiega che i talebani avevano vietato la musica e non doveva esserci quindi, se non nelle loro prove o quando Greta la canta al suo collega... Spesso le idee cambiano in corso d'opera, e nel finale l'ho mischiato con sonorità più elettroniche e una mandola, molto sporca, per esprimere la durezza dell'esperienza che devono vivere. C'è anche un mix tra elettronica e strumentazione folk che racconta le varie fasi di questa fuga.
Senti il mai la paura di ripeterti?
La mia intenzione è sempre quella di fare un nuovo viaggio per ogni nuovo film, poi certo alcuni ti toccano di più e altri meno, alcuni ti rimangono più nel cuore di altri. Ultimamente capita più spesso di lavorare a progetti che mi toccano!
Io cerco di mettere della verità, sempre, anche se a volte è rischioso, e anche contemporaneità, voglio che la musica abbia un suo carattere, non porto solo me stesso e basta, non c'è sempre lo stesso suono. Altri colleghi sono più riconoscibili, hanno un carattere più forte, io sono più camaleontico restando me stesso: quando succede sono felice, perché funziona.
Ti muovi spesso anche tra i generi.
Non penso mai al genere ma alla storia, ci sono film di genere che però ti raccontano altro, pensa a Jeeg Robot che non è un film di genere, se ci pensi, anche se c'è dentro un supereroe! Io penso a storia e personaggi, penso al suono che mi piacerebbe sentire all'interno del film.
Poi c'è tanto dialogo con il regista, anche con chi non sa nulla di musica ma sa cosa cerca: mi piace essere un braccio musicale che si interfaccia con chi dirige e cerca di capire l'essenza del film, mantenendo ovviamente il mio sguardo.
E risentirsi che effetto fa?
Solitamente sono molto critico con me stesso, sempre convinto che sia uno schifo, e spesso mi sorprendo in positivo anche se penso che potevo fare meglio o di più... Nelle proiezioni in sala con altre persone che lo vedono per la prima volta divento partecipe del loro stupore, mi sorprende sempre: riesco a lasciarmi andare e non essere tecnicamente critico, seguire la storia e vedere se la musica racconta quel che deve. Mi godo il film, ma solo in quei casi.
Per il futuro cosa dobbiamo attenderci?
Sto lavorando su una serialità per Rai 1, e su una commedia surreale, quella di Tony Pitony: è molto divertente devo dire, sto iniziando a interfacciarmi con lui...
In generale non mi sono mai confrontato con il genere horror e mi piacerebbe farlo. Sempre con il mio approccio, ovviamente.
24/10/2026, 08:30
Carlo Griseri