ALICE NELLA CITTA' 24 - "E' un Mondo Difficile":
L’amore ai tempi dell’incertezza
Con “
È un Mondo Difficile”, presentato ad Alice nella Città, il regista genovese
Federico Mottica firma la sua opera prima, un dramma sentimentale che prova a raccontare le contraddizioni dell’amore contemporaneo senza idealizzarlo, mettendone in luce soprattutto le fragilità, le attese e le occasioni mancate. Un film che guarda da vicino una generazione costretta a fare i conti con un futuro incerto, in cui anche i sentimenti più autentici devono misurarsi con distanze, ambizioni personali e tempi che raramente sembrano coincidere.
Al centro della storia ci sono Elena, aspirante attrice, e Francesco, studente di architettura e poi architetto. Il loro incontro, a Roma, dopo uno spettacolo teatrale, è decisivo e l’amore esplode subito. Eppure, come spesso accade nella vita, innamorarsi non basta. Quando Elena ha l’opportunità di trasferirsi a Parigi per lavoro, la relazione si trova ad affrontare una distanza profonda. Le loro esistenze prendono direzioni diverse, si trasformano, si riempiono di nuove presenze, Marta per Francesco e Arthur per Elena, e nuove esperienze sembrano allontanarli definitivamente. Anni dopo, però, il passato torna a farsi sentire, riportando a galla un legame mai del tutto risolto e costringendoli a confrontarsi con ciò che sono diventati.
Mottica sceglie di raccontare questa storia attraverso una struttura divisa in capitoli, seguendo i personaggi nei diversi momenti delle loro vite. Una scelta che rispecchia la natura frammentaria delle relazioni di oggi, spesso divise tra il desiderio di costruire qualcosa e la difficoltà di trovare una stabilità. Il film si muove così tra Roma e Parigi, mettendo al centro la precarietà giovanile, le aspirazioni professionali e l’incapacità di prendere decisioni definitive.
Uno degli aspetti più interessanti è il suo naturalismo. La storia e le interpretazioni sono attraversate da una certa spontaneità, che restituisce ai rapporti umani una dimensione credibile e quotidiana, ma anche molto complessa. I personaggi non sembrano esistere soltanto in funzione della vicenda sentimentale, ma portano con sé dubbi, contraddizioni e bisogni che vanno oltre la coppia. In questo senso, risulta particolarmente riuscito anche il rapporto tra Francesco e Arthur, una relazione che aggiunge profondità al protagonista e contribuisce ad ampliare lo sguardo del film sulle forme che possono assumere i legami affettivi.
La prima parte, tuttavia, appare molto rapida e frammentata. Gli eventi si susseguono con una certa fretta e non sempre lasciano lo spazio necessario per sedimentare le emozioni e minano un po’ il coinvolgimento, come se il film cercasse di inseguire la complessità della vita senza riuscire subito a darle una forma compiuta. È dalla terza parte che il racconto trova una misura migliore: il ritmo si distende, le relazioni acquistano consistenza e la narrazione riesce finalmente a respirare, lasciando emergere con più chiarezza il peso delle scelte compiute e di quelle rimaste in sospeso.
Ne risulta un dramma romantico intenso, in cui Mottica non cerca facili idealizzazioni e restituisce l’immagine di un amore difficile, non perché privo di sentimento, ma perché continuamente messo alla prova dalle circostanze e dalle trasformazioni individuali. Il finale spezzato e incerto può piacere oppure no. Rispecchia sicuramente l’anima del film, in cui le risposte definitive sembrano fuori portata, ma una conclusione più risolta forse avrebbe giovato.
Come opera prima, mostra inevitabilmente qualche ingenuità nella gestione del ritmo e della struttura, ma possiede una qualità importante: la sincerità. È un esordio imperfetto, ma sincero, che trova progressivamente la propria voce e guarda alle relazioni contemporanee con sensibilità e realismo.
22/10/2026, 23:10
Marta Bello