Note di regia di "Giorni Felici"
Siamo in molti ad avere paura di ospitare dentro di noi una parte troppo forte, pericolosa per gli altri ma essenziale alla nostra sopravvivenza: siamo tutti Claudia, perché tutti ci portiamo dentro un mostro minaccioso, ridicolo e invadente. Giorni Felici si rivolge a chi ha imparato ad amare, e anche a perdonare, il proprio mostro: a chi ha imparato ad essere quel mostro. Ho amato da subito il fumetto di Zuzu: il suo tratto ruvido, i quadri essenziali, i corpi ingombranti, la libertà nella forma e nella struttura narrativa. Ci ho visto l’occasione per un film libero, diverso, entusiasmante da scrivere, progettare e realizzare. Con i disegni alla mano, assieme allo scenografo Igor Gabriel, il direttore della fotografia Francesco Di Giacomo e il costumista Massimo Cantini Parrini, abbiamo riflettuto su come trasformare quei tratti di matita in realtà, in immagini semplici che mantenessero la forza evocativa di quelle disegnate. La sobrietà della composizione, la ricercatezza nell'uso del colore e del bianco e nero, la ruvidezza nella qualità dell'immagine sono state fra i primi elementi formali che abbiamo individuato per rendere questa storia in tutta la sua forza. La partecipazione degli attori è stata poi un passaggio fondamentale del processo creativo: appassionati e istintivi, Carlotta Gamba e Riccardo Scamarcio hanno cercato assieme a me il senso della direzione sempre diversa che prendeva il racconto, tra parole, sentimenti ambivalenti e trasformazioni. Perché la creatura che Claudia diventava doveva richiamare stati d'animo diversi, talvolta ambigui, ritratti con ironia o profonda drammaticità a seconda dei contesti: e questa creatura doveva entrare nel tessuto narrativo e nelle dinamiche dell'interpretazione degli attori per far parte del racconto in maniera naturale e sincera. Solo così poteva mantenere la sua forza suggestiva ed evocativa. La creatura “mostruosa” del fumetto da disegnata è diventata reale con il contributo prezioso di Leonardo Cruciano, che mi ha aiutato a farne un essere tenero, buffo e non solo spaventoso; una creatura goffa che si porta dietro un immaginario infantile, con il suo pelo morbido, candido, e le sue zampe grosse. Perché il percorso di crescita che fa Claudia rappresenta anche una riappropriazione dell'infanzia, un recupero della propria storia; perché in fondo, forse, Claudia anche quando si trasforma non è mai davvero pericolosa. Il montaggio di Stefano Cravero ha fatto il resto, dato che la dinamica delle trasformazioni è affidata sempre agli stacchi, proprio secondo il linguaggio del fumetto, e i movimenti di macchina sono per scelta molto pochi: perciò è in un alternarsi di quadri, di buio e di luce, che volevo che si dipanasse la vicenda, cercando di esprimermi attraverso una grammatica semplice, che ricordasse il cinema delle origini. Il dato di partenza, il fumetto, è un'opera di grande rilevanza artistica, ed è stata una sfida per me raccogliere quest'opera così giovane ed attuale e, con il contributo in scrittura anche di Zuzu, trasformarla in un film nel quale si potessero ritrovare tutti. Ci ho messo molto anche della mia storia personale, della mia esperienza di madre, di donna e di figlia. Dal punto di vista del contenuto, dell'ambientazione, della vicenda così semplice ed essenziale ho fatto qualcosa di diverso da tutto quello che ho fatto finora; eppure questa diversità io l'ho vissuta come il punto di arrivo di un percorso intrapreso da tempo. Nei film precedenti avevo lavorato su donne del passato: per la prima volta ho voluto raccontare una donna del futuro.
Susanna Nicchiarelli