FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - "Nedo, un Italiano":
Ebreo fiorentino sopravvissuto alla Shoah
Ci sono ferite che il tempo non riesce a rimarginare. Si impara a convivere con loro, magari si trova persino il modo di raccontarle, ma basta tornare con la memoria a certi luoghi perché tutto il dolore e le lacrime riaffiorino. Così avviene in Nedo, un italiano, il documentario diretto da
Ruggero Gabbai. Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il film è prodotto da Forma International in collaborazione con Rai Cinema, con il contributo di diverse realtà impegnate nella conservazione della memoria, tra cui la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea.
Prima ancora di essere un documentario storico, è un incontro con chi quella storia l’ha attraversata sulla propria pelle e non ha mai smesso di portarne il peso. È un omaggio a
Nedo Fiano, a cento anni dalla sua nascita, avvenuta a Firenze nel 1925. Nel 1938, con l’introduzione delle leggi razziali fasciste, la sua vita e quella della sua famiglia vengono stravolte. La deportazione ad Auschwitz, la sopravvivenza, lo sterminio dei suoi cari: sono i capitoli di una vicenda individuale che si intreccia con una delle pagine più atroci della storia. Il risultato tiene insieme la dimensione documentaria e quella emotiva senza sacrificare l’una all’altra. La Storia resta al centro, con la sua precisione e la sua brutalità, ma non perde mai il volto delle persone che l’hanno subita.
Gabbai ricostruisce questo percorso senza trasformarlo in una semplice successione di fatti. Il racconto si muove su più livelli: c’è la voce intima di Nedo, ci sono le testimonianze e i ricordi dei figli e dei nipoti, le immagini d’archivio. E poi ci sono le suggestive riprese dei luoghi, in particolare Firenze e Auschwitz-Birkenau, capaci di restituire una concretezza quasi insostenibile a ciò che le parole, da sole, faticano a contenere.
Il documentario non si limita a ricostruire ciò che è accaduto a Nedo. Cerca anche di restituire ciò che quell’esperienza ha lasciato dentro di lui, e dietro di lui, alla sua famiglia. Interroga il modo in cui il trauma si è sedimentato ed è diventato generazionale, storico. È evidente quanto sia una ferita trasmessa a figli e nipoti, che sentono ancora oggi che una parte della proprio storia è iniziata proprio nei campi di sterminio.
Le persone che parlano sono adulte, spesso anziane, eppure i loro ricordi conservano una vividezza impressionante. In questo il documentario è lineare e ben costruito, non cerca una spettacolarizzazione del dolore, né cerca di insistere, perché non c’è bisogno di caricare le immagini o di cercare un effetto drammatico: basta lasciare che queste persone raccontino. La loro commozione dice già tutto. La tragedia di decenni fa continua a produrre conseguenze, a influenzare le relazioni, a modellare identità. La memoria familiare diventa una responsabilità condivisa, qualcosa che deve essere custodito e, allo stesso tempo, compreso.
Nedo Fiano, infatti, durante la sua vita si è impegnato a lungo in quest’opera di conservazione della memoria e ha creduto profondamente nel valore della testimonianza, come racconta Liliana Segre durante il suo intervento nel documentario.
Le capacità tecniche ed emotive di emozionare del regista sono evidente. Uno dei momenti più dolci e dolorosi riguarda le riprese sulle macerie innevate dei campi di sterminio in Polonia, dove i testimoni del racconto si recano a trovare i loro familiari perduti e che non hanno una tomba su cui essere compianti. In questo caso le riprese hanno quasi un sapore vintage, drammatico e i colori sono soffusi e quasi sporcati, tutti elementi che aiutano il coinvolgimento emotivo.
Quest’opera parla del nostro rapporto con il passato, di ciò che scegliamo di conservare e di ciò che rischiamo di lasciare cadere. Il monito che emerge dal film non deve guardare però soltanto al futuro, ma anche al presente, al modo in cui guardiamo agli altri popoli, riconosciamo i segnali dell’odio e ci assumiamo la responsabilità di non restare indifferenti.
01/01/2050
Marta Bello