ALICE NELLA CITTA' 24 - "Resti Umani": Una
roulotte in una cava della Maremma...
Una roulotte piantata sul fondo di una cava, nella Maremma del 1992, quando le cave avevano smesso di dare lavoro e cominciato a nascondere altro. Ci abitano in due. Sami ha sedici anni e un’Albania alle spalle che nessuno nomina; Massimo ne ha molti di più, parla poco, e per il ragazzo è padre per mancanza di alternative. Poi, una notte, i fari di una jeep tagliano il piazzale. Scende un uomo, e con lui un bambino legato, il volto chiuso in un cappuccio nero. Massimo, di lì a poco, sparisce. A Sami resta la notte intera, con un ostaggio da sorvegliare e nessuno a cui chiedere cosa stia succedendo.
Lorenzo Gonnelli in quella provincia maremmana ci è cresciuto: la stagione dei sequestri, che per vent’anni ha tenuto il paese intero col fiato sospeso, resta però fuori campo. Il corto preferisce stare in basso, fra le pareti di roccia, all’altezza degli occhi di un ragazzo che di quella storia vede appena un frammento. Dal piccolo schermo filtra il mondo di fuori, fra telegiornali e spot che irrompono col repertorio di una festa paesana e la sua allegria di provincia. Sono frammenti che datano il racconto meglio di qualsiasi didascalia e che, accanto al silenzio della cava, suonano quasi beffardi. Poi il formato cambia e la tensione sale. Entrano le immagini della handycam, sgranate e sporche come un documento rubato, ed è il bambino a guardare. Quella soggettiva rovescia il punto di vista e porta con sé una tensione che le inquadrature lunghe, da sole, costruirebbero a fatica. Da sotto il cappuccio, l’ostaggio osserva chi lo sorveglia.
Cosa leghi Sami a Massimo, e Massimo all’uomo della jeep, rimane una domanda sospesa di cui avvertire il peso senza mai poterlo misurare. Così il gesto estremo di Sami, quando arriva, arriva scoperto, privo di un terreno che lo renda inevitabile nella sua inesorabilità.
Quella di Gonnelli è un’idea di cinema riconoscibile, che guarda a modelli come Tsai Ming-liang e Kurosawa. Gli esterni sono girati in luce naturale, con i controluce che ritagliano le figure contro la roccia; gli interni notturni vivono di sole fonti diegetiche, il neon dell’ufficio e lo sfarfallio dei televisori. Al posto di una colonna sonora c’è il suono d’ambiente della cava lavorato con cura. Gonnelli intuisce dove mettere la macchina da presa e, soprattutto, per quanto tempo soffermarsi.
20/10/2026, 18:05
Olivia Fanfani