FESTA DEL CINEMA DI ROMA 21 - La prima mondiale
del docufilm su Eva Mameli Calvino
Restituire alla storia il ritratto di una donna che ha saputo anticipare il proprio tempo, trasformando la passione per la natura e la ricerca scientifica in una missione al servizio della società. È questo il cuore di
Eva Mameli Calvino. La signora dei fiori, il docufilm scritto e diretto da Alessandra Usai, prodotto da Nical Films e Luce Cinecittà, che sarà presentato in prima mondiale il 17 ottobre alle ore 15.30 all’Auditorium del MAXXI, nella sezione Special Screening della Festa del Cinema di Roma.
Protagonista del film è Silvia Salvatori, che interpreta Eva Mameli Calvino, figura di primo piano della botanica italiana e pioniera di una sensibilità ambientalista ante litteram. Attraverso ricostruzioni, materiali d’archivio, interviste, testimonianze e animazioni originali, il documentario ripercorre la vita di una scienziata che ha saputo affermarsi in un mondo accademico dominato dagli uomini, superando convenzioni sociali e pregiudizi per seguire la propria vocazione.
Una storia di talento, determinazione e indipendenza, rimasta a lungo nell’ombra di quella del figlio, il grande scrittore Italo Calvino. Eva Mameli fu molto più della madre di uno dei più importanti autori della letteratura italiana del Novecento: fu una ricercatrice autorevole, una studiosa appassionata e una donna capace di coniugare l’attività scientifica con la vita familiare, senza accettare l’alternativa che la società del suo tempo imponeva alle donne.
Il legame tra la scienziata e il figlio apre anche una suggestiva riflessione sul rapporto tra natura, conoscenza e immaginazione letteraria. Non è difficile riconoscere un’eco di quel mondo vegetale nel quale Italo Calvino è cresciuto nel suo romanzo più celebre a livello internazionale, Il barone rampante, la storia di Cosimo Piovasco di Rondò, il ragazzo che sceglie di vivere sugli alberi e da lì osserva e interpreta il mondo. Un’opera che ha reso gli alberi protagonisti di una straordinaria metafora della libertà e del rapporto tra l’essere umano e la natura.
«Ho scelto di raccontare la storia di Eva Mameli Calvino perché credo che esistano donne straordinarie le cui conquiste meritano di essere riscoperte. Eva fu una scienziata, una pioniera e una donna molto avanti rispetto al suo tempo, eppure oggi è ricordata soprattutto come la madre di Italo Calvino. Con questo film ho voluto restituirle il posto che secondo me merita nella storia. Il documentario si apre con una frase che racchiude perfettamente la sua visione del mondo: “La natura ha tutte le risposte”. Sottolinea la regista Alessandra Usai - Questa idea mi ha accompagnata durante tutta la realizzazione del film. Eva dedicò l’intera vita alla ricerca scientifica, convinta che nella natura si trovassero le chiavi per migliorare la condizione umana. Applicò la ricerca botanica alla medicina, all’agricoltura, all’alimentazione e alla floricoltura, dimostrando come la scienza possa avere un impatto diretto e duraturo sulla vita delle persone. Il suo lavoro contribuì, inoltre, a trasformare Sanremo nella celebre Città dei Fiori, conosciuta in tutto il mondo. La vita di Eva dimostra come passione, determinazione e curiosità possano condurre a risultati straordinari. Fu la prima donna in Italia a ottenere la libera docenza in Botanica e la prima donna a dirigere l’Orto Botanico di Cagliari. Allo stesso tempo, non volle rinunciare alla famiglia. Ebbe la fortuna di condividere la propria vita con Mario Calvino, marito, collega e compagno di un’intera esistenza, costruendo con lui un rapporto fondato su ideali condivisi, rispetto reciproco e una comune passione per la scienza. Ho voluto esplorare anche il lato più intimo della sua storia: il rapporto con il figlio Italo Calvino e il modo in cui crescere circondato dalla natura, dalla curiosità scientifica e dalla libertà intellettuale possa aver influenzato uno dei più grandi scrittori italiani”.
Il documentario restituisce anche la dimensione concreta e sorprendentemente attuale del lavoro di Eva Mameli Calvino, il cui contributo alla botanica si intreccia con una questione oggi cruciale: la tutela della biodiversità. Attraverso lo studio e la selezione delle varietà vegetali, Eva ha contribuito ad ampliare le conoscenze sul patrimonio botanico e sulle possibilità offerte dalla natura. Nel film, il riferimento alle rose diventa particolarmente emblematico: prima del suo lavoro esisteva un determinato numero di varietà, dopo di lei il patrimonio conosciuto e selezionato arrivò a contarne migliaia. Un’immagine che racconta la ricchezza della ricerca botanica e richiama l’importanza di preservare la varietà della vita sulla Terra, oggi minacciata dalla crisi ambientale e dalla progressiva perdita di specie ed ecosistemi.
A dare ulteriore profondità al racconto contribuiscono i preziosi materiali dell’Archivio Luce, insieme a straordinarie immagini personali di Eva al lavoro, accanto al marito Mario Calvino e con i figli. Documenti e fotografie che consentono di avvicinarsi alla protagonista non soltanto nella sua dimensione pubblica di scienziata, ma anche nella quotidianità familiare e nel rapporto con le persone che le furono più vicine. Ne emerge il ritratto di una donna capace di tenere insieme ricerca, affetti e impegno, restituendo alla memoria collettiva una figura complessa e ancora oggi di grande attualità.
A 140 anni dalla nascita di Eva Mameli Calvino, il film restituisce così la complessità di una personalità capace di unire rigore scientifico, amore per la natura e impegno civile. La sua vicenda diventa anche l’occasione per interrogarsi sul ruolo delle donne nella storia della scienza, sul valore della ricerca e sulla necessità di recuperare figure femminili che, pur avendo contribuito in maniera significativa al progresso culturale e sociale del Paese, non hanno ricevuto il riconoscimento che meritavano. La sua storia invita inoltre a riflettere sulla responsabilità collettiva nella salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità, ricordando quanto la conoscenza scientifica sia fondamentale per comprendere e proteggere il mondo naturale.
Eva Mameli Calvino. La signora dei fiori è anche il risultato di un percorso produttivo che mette al centro lo sguardo e le competenze femminili. Una storia dedicata a una grande donna, scritta e diretta da una donna, Alessandra Usai, e realizzata con una troupe nella quale le donne hanno ricoperto la maggior parte dei ruoli di capo reparto. Una scelta che conferisce ulteriore significato a un progetto impegnato a riportare alla luce una figura femminile esemplare, restituendole il posto che le spetta nella memoria collettiva. Una pioniera la cui esperienza, a distanza di decenni, continua a parlare al presente.
12/10/2026, 10:21