LA BANDA MUTA - Un'esortazione al silenzio
per ritrovare la sacralità della vita
Affronta un tema sociale il corto
"La Banda Muta", di Alessia Bottone, raccontandoci di come, anni fa, esisteva in Sicilia un corteo silenzioso che accompagnava le cerimonie funebri: per celebrare chi se ne stava andando, invitare al rispetto, alla preghiera e alla riflessione, dare al defunto uno spazio di importanza che forse non aveva avuto in vita.
Con una accurata fotografia, un montaggio serrato, la bella interpretazione di
Piero Nicosia, Alessia Bottone mostra senza sconti allo spettatore, con il suo corto, quanto la società di oggi sia diventata cinica e superficiale, trasformando anche le cerimonie funebri in eventi, ai quali esserci per mettersi in mostra. Complici gli smartphone, i funerali non hanno oggi più quell'aura di religiosità che da sempre avevano avuto. A dimostrarlo sono anche le immagini (vere) che la regista mostra: quelle di una fan che strappa un selfie con Maria De Filippi, nel corso del funerale a Maurizio Costanzo.
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Non c'è più religione" è un detto popolare che esprime dissenso nei confronti di comportamenti che vanno contro il buon senso e le tradizioni: una frase che si attaglia molto bene a questo film, che dimostra come le società occidentali contemporanee abbiano perso il legame con il senso religioso della vita, con il sacro, con ciò che lega gli esseri umani alla vita ultraterrena.
Una perdita che non è stata sostituita da valori altrettanto forti, ma solo dall'apparire, dall'esserci a tutti i costi, per essere immortalati in una foto con il cellulare. Ma la banda muta è sempre là fuori e forse sta passando proprio adesso: basta sapersi fermare e restare in silenzio, per cercare di ascoltare i passi di una processione silenziosa che restituisce dignità all'essere umano e, insieme ad essa, ritrovare un contatto più autentico con sé stessi.
04/10/2026, 08:43
Elisabetta Vagaggini