VENEZIA 83 - "Ritorno a Buenos Aires", il coraggio di testimoniare
Come superare un'esperienza difficilissima e inimmaginabile come le torture inflitte dalla dittatura militare argentina a migliaia di persone negli anni Settanta, se ci si trova nel fortunato gruppo dei sopravvissuti? Come non sentirsi colpevoli per il solo fatto di non essere morti?
Marco Bechis è un regista ma ancor prima è stato uno di quei giovani incarcerati, torturati e poi sopravvissuti negli anni della dittatura, che ha già raccontato in sue precedenti opere cinematografiche ("Garage Olimpo" e "Figli - Hijos") e anche in quelle letterarie. Con "
Ritorno a Buenos Aires" ha deciso affrontare anche questo aspetto, sempre molto autobiografico (ma non solo).
Adriano Giannini interpreta con grande emotività e capacità espressiva Mariano Guerra, italo-argentino che nel 2008 dalla Torino in cui ora vive e lavora come paramedico. Da Buenos Aires arriva però una convocazione che potrebbe cambiare la sua vita, tornare per testimoniare contro i colpevoli di quei fatti: ma se non ci si sente la coscienza a posto, rispetto a coloro che sono morti?
Bechis conosce la materia e ha già raccontato in parte quella storia: questo gli permette di costruire un film estremamente coinvolgente che riesce ad essere universale, potendosi allargare a qualsiasi altro conflitto (ma anche ad altre situazioni traumatiche della vita). Mariano Guerra vive una vita spezzata e l'obbligo (morale) di parlare è un bivio decisivo: lui lo percepisce, si trova ad affrontare i fantasmi del suo passato e le colpe (vere o presunte) che gli vengono assegnate dai parenti di chi invece è diventato vittima.
A cinquant'anni dall'inizio di quella dittatura, un doveroso momento di riflessione da vedere f far vedere.
11/09/2026, 19:15
Carlo Griseri