VENEZIA 83 - “Una Storia”: Una crisi
familiare e una storia come tante
"
Una Storia" è l’esordio alla regia di Anna Foglietta, presentato in concorso nella sezione “Orizzonti” dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un film intimo, misurato e con una certa ambizione estetica, in cui la regista racconta una crisi familiare senza ricorrere a grandi svolte narrative.
La pellicola mette al centro Erika e Mauro, interpretati da
Alba Rohrwacher e
Guido Caprino. Una famiglia come tante, con una vita tranquilla di provincia, divisa tra casa e lavoro. Tutto cambia quando la figlia Irene lascia la casa per andare a studiare al college.
Questo fa emergere i vuoti interni e la solitudine dei due protagonisti, ma è soprattutto Erika a fare i conti con il vuoto lasciato dalla partenza della figlia. Quello che fino a quel momento sembrava essere il centro della sua esistenza - la casa, la figlia, la famiglia - improvvisamente non basta più. La donna si ritrova senza una direzione precisa, quasi privata del ruolo attraverso cui aveva definito se stessa per anni. Si sente invecchiata, persa, senza uno scopo, e si concentra sul suo corpo cambiato, invecchiato.
In questo il film mostra una certa maturità: affronta tematiche di genere con linearità, raccontando una famiglia che non ha nulla di speciale, e che è specchio di tantissime altre. Mauro, al contrario, sembra attraversare il cambiamento in modo molto diverso. La sua vita non si svuota allo stesso modo e il suo sguardo si sposta piuttosto verso il rapporto mai risolto con il padre.
Il film è diviso in quattro capitoli: L’autunno, L’inverno, L’estate e Poi. È una struttura che accompagna il progressivo deteriorarsi del rapporto tra i due protagonisti fino al punto di rottura che arriva alla fine dell’estate.
È una storia come tante. Una coppia che si trova a fare i conti con il tempo che passa, con una figlia che cresce e se ne va, con identità costruite per anni attorno a ruoli familiari che a un certo punto iniziano a non funzionare più. Per gran parte della visione ci si aspetta che quella normalità conduca da qualche parte, che emerga qualcosa di davvero sorprendente. E invece il film rimane spesso dentro i confini di ciò che già conosciamo. È un film intimo, ma soprattutto misurato.
Le questioni legate ai ruoli di genere sono evidenti. Erika ha investito gran parte della propria identità nel ruolo di madre e moglie, mentre Mauro appare molto più protetto dal proprio lavoro e dai propri interessi. La quotidianità è ben raccontata, in modo profondamente realistico e drammatico, come quando Mauro torna a casa e si arrabbia perché ha fame e non c’è niente di pronto da mangiare, e se la prende con la moglie.
La sua difficoltà a confrontarsi con le emozioni è quasi strutturale. Emblematico, in questo senso, è il rapporto con il padre, a cui non ha mai nemmeno chiesto come sia morta sua madre. È un dettaglio piccolo, ma racconta bene una certa incapacità maschile di affrontare il dolore e le domande che lo riguardano.
AnnaFoglietta
Alba Rohrwacher porta sullo schermo una Erika fragile e progressivamente più smarrita, mentre
Guido Caprino costruisce un Mauro più trattenuto e rude.
Il film non cerca mai di esasperare il dramma, sul finale ci si aspetterebbe una svolta da parte di Erika, o forse c’è solo la speranza che ci sia. Invece Foglietta continua con la sua impronta realistica e questa svolta non c’è.
L’opera prima della regista è a tratti tediosa, ma anche elegante e si percepisce una certa consapevolezza della ricerca formale. Visivamente interessante, ma dopo la visione è difficile avere la sensazione di aver visto qualcosa di davvero nuovo. La storia funziona, i personaggi sono credibili, manca però quel qualcosa che trasformi un dramma in una storia che valga la pena raccontare.
L’eccessiva prudenza l’ha portata a realizzare un film che non lascia il segno. Una storia come tante, appunto. E forse il suo pregio e il suo limite stanno esattamente nella stessa cosa.
08/09/2026, 20:46