Note di regia di "Straordinaria"
Ho scelto la commedia perché, nel nostro cinema, è sempre stata uno degli strumenti più lucidi per raccontare ciò che ci riguarda davvero. Monicelli, Scola e la grande tradizione della commedia italiana ci hanno insegnato che si può ridere delle nostre piccole miserie, dei nostri egoismi, delle nostre contraddizioni e, proprio attraverso quella risata, riconoscerci. “
Straordinaria” parte da un gesto semplice: un voto. Un’alzata di mano durante un’assemblea di condominio, tra discussioni, resistenze, convenienze personali e piccole battaglie quotidiane. Ma dentro quel gesto minimo si nasconde qualcosa di molto più grande. La prevenzione, la cura, l’attenzione alle cose e alle persone non sono soltanto regole, obblighi o burocrazia. Sono una forma di responsabilità collettiva. Sono il modo più concreto con cui una comunità riconosce che la vita dell’altro, in qualche misura, ci riguarda. Nel finale, il personaggio più cinico della storia non saprà mai di essersi salvato anche grazie a quel voto. Lo spettatore, invece, lo sa. Ed è proprio qui che nasce il senso del film. La prevenzione è invisibile per sua natura. Nessuno può vedere l’incidente che non avviene, l’incendio che non scoppia, la tragedia che viene evitata. Eppure è proprio in ciò che non accade che si misura il valore della cura. Raccontare la prevenzione significa allora provare a rendere visibile ciò che, normalmente, resta invisibile. Perché nessuno si salva davvero per caso. Ci si salva anche perché qualcuno, prima, ha scelto di fare attenzione, di intervenire, di prendersi cura. Forse il cinema può fare la stessa cosa: indicare un’uscita di emergenza senza bisogno di suonare l’allarme. Poi sta a noi vedere quel cartello verde e scegliere di seguirlo.
Antonio Maria Castaldo