GIORNATE DEGLI AUTORI 23 - “Anatomia di un Ritratto”:
La storia di Fernanda Wittgens
Fernanda Wittgens è stata la prima donna a dirigere un museo in Italia - la Pinacoteca di Brera - ed è stata una figura chiave della resistenza culturale e antifascista, per questo la sua storia merita di essere riscoperta. A farlo ci pensa"
Anatomia di un Ritratto" ("
Anatomy of a Portrait"), il film documentario diretto da
Francesco Clerici e
Mattia Colombo, presentato all'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (nella sezione Notti Veneziane delle Giornate degli Autori).
Il punto di forza (e la scommessa più grande) del documentario nasce da un dato spiazzante: di Fernanda Wittgens sono rimasti solo cinque secondi di pellicola, una decina di fotografie e alcune lettere scritte all'amica e confidente Paola della Pergola, storica direttrice della Galleria Borghese, anche lei non sposata, proprio come Fernanda.
Per aggirare questo vuoto, i registi hanno scelto una strada originale e meta-cinematografica. Al centro della scena ci sono l'attrice Sara Drago e la storica dell'arte Giovanna Ginex, che ha studiato Wittgens per quarant'anni. Nello spazio di uno studio di registrazione, nell'arco di alcuni giorni, le due donne lavorano per ricostruire la memoria e la personalità di Fernanda, attraverso la lettura delle sue lettere autografe da parte dell’attrice Drago, con la guida di Ginex.
Diventa così un affascinante "dietro le quinte", un ponte emotivo tra il passato della protagonista e il presente di chi cerca di restituirle giustizia. Si respira forte il legame che si crea tra le due donne, un'operazione di archeologia della memoria davvero potente.
Il documentario mette in luce quanto la figura di Wittgens sia stata colpevolmente dimenticata, lasciando spazio a una riflessione amara: se fosse stata un uomo, probabilmente la storia l'avrebbe celebrata molto prima e in modo ben diverso.
Fernanda ha dovuto muoversi e imporsi in un mondo dominato dagli uomini. Era una donna coraggiosa, intellettuale, audace e profondamente antifascista. Nel pieno del regime, si è esposta in prima persona per aiutare famiglie ebree e perseguitati politici a fuggire, un impegno che le costò l'arresto e il carcere.
Nel racconto pesano anche i suoi legami fondamentali, come quello con Modigliani (suo maestro e mentore), la cui scomparsa prematura a 35 anni la lasciò sola a fare i conti con un lutto pesantissimo. E poi c'è il suo rapporto viscerale con Brera: fu lei a salvare una marea di opere d'arte durante i bombardamenti e gli incendi, proteggendo quelli che amava definire i "capolavorissimi". Nel dopoguerra, guidò la ricostruzione del museo con una tenacia incredibile, bussando a ogni porta per trovare i fondi necessari.
La grandezza di
Fernanda Wittgens stava anche nella sua visione moderna della cultura. Per lei il museo non doveva essere un luogo elitario per pochi intellettuali privilegiati, ma uno spazio vivo e aperto alla cittadinanza. Fece entrare a Brera chiunque, organizzando concerti e installazioni e aprendo le porte a muratori, carpentieri e gente comune. Una rivoluzione culturale pazzesca per l'epoca, che traspare nitidamente dalla sua forza d'animo.
Visivamente il film è appagante e commovente, soprattutto sul finale. La realizzazione è ottima e precisa, pulita, tutti questi elementi lo rendono piacevole da guardare.
Se l'operazione di ricostruzione è lodevole, sul piano puramente cinematografico il film a volte mostra qualche piccola sbavatura. Il focus sull'interpretazione dell'attrice e sulle sue pause - come le scene in cui fuma, in cui chiama la sua coach americana - a volte rischia di distogliere l’attenzione da
Fernanda Wittgens, e poiché di lei già si sa ben poco, forse è giusto darle lo spazio che merita, evitando sovrapposizioni con l’attrice interprete delle sue lettere.
Nonostante questo, "
Anatomia di un Ritratto" resta un tassello fondamentale per colmare una lacuna storica imperdonabile, restituendo finalmente luce, voce e giustizia a una delle donne più straordinarie del Novecento italiano.
05/09/2026, 07:18
Marta Bello