VENEZIA 83 - "Nessun Dolore": Gianni Amelio fuori concorso
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Quando un libro è bello, credi a tutto": lo dice il personaggio di
Alessandro Borghi, parlando di "Furore" di Steinbeck, nella parte finale di "
Nessun dolore", film di
Gianni Amelio presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e in uscita nelle sale il 24 settembre.
Una frase che inevitabilmente (dispiace ammetterlo) fa subito pensare a quello che è il grande problema di questo progetto, che racconta l'avvicinamento (forzato e cercato) di un uomo alla comunità di extracomunitari che affolla Roma, e che normalmente le persone comuni non vedono, o fingono di non vedere, disinteressandosi ai loro destini. L'incontro casuale con un bambino senzatetto e affamato, un incidente e il conseguente senso di colpa, l'indolenza mista a inconsapevolezza di cosa fare, cosa pensare e (soprattutto?) cosa volere di un uomo come tanti, a cui la vita cambia.
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Quando un film non è riuscito, non credi a quello che vedi": si potrebbe parafrasare così, con un pizzico di cinismo ma anche tanta sincerità, l'esperienza di visione di "
Nessun Dolore", intriso sicuramente di buone intenzioni (proverbialmente, non bastano) ma capace solo di sfiorare un tema delicato, urgente, teso, che merita ben altre rappresentazioni.
Non convince il tema, né lo sviluppo, e purtroppo un trio di attori solitamente efficacissimi (oltre a Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea) sembra girare a vuoto di scena in scena, impossibilitato a dire no a cotanto autore e a un argomento così prezioso. Ma non si fa del bene alla riflessione sull'accettazione e la convivenza, mettendo in scena una storia che non si risolve neanche in un finale assolutorio senza legame alcuno con la verosimiglianza.
Dice Amelio presentando il progetto: "Chi è “l’immigrato”? Qualcuno da accogliere, o da respingere? Un nuovo amico, o un estraneo pericoloso?". Domande significanti, in attesa di altre risposte.
03/09/2026, 22:00
Carlo Griseri